Qui sotto trovate in formato pdf la sentenza del tribunale di Roma sulla causa R.T.I. contro Youtube consultabile anche dal sito del tgcom.
Se gli si dedica un po' di tempo e di attenzione nella lettura si capisce che affermare sommariamente con un malcelato entusiasmo all'interno di un tg che la causa è stata vinta da Mediaset è quantomeno riduttivo.
Il provvedimento cautelare viene chiesto da "Reti Televisive Italiane" che non è l'associazione sindacale di tutte le tv che trasmettono in Italia, ma una S.p.a controllata al 100% da Mediaset del gruppo Fininvest che denuncia un'illecita diffusione e sfruttamento economico di filmati a quanto pare relativi esclusivamente al programma " Il Grande Fratello" del quale detiene i diritti.
Quello che lascia sgomento e che tutte le motivazioni della sentenza sono state prodotte equiparando Youtube in tutto e per tutto ad una televisione dando per scontato una concorrenza sleale che non potrebbe esistere per due società che offrono servizi completamente diversi.
Non viene affatto riconosciuto infatti a Youtube il ruolo di fornitore di spazi web dove sono gli utenti a caricare e condividere video.
Prendendo tanto per fare un'esempio il libro come altro mezzo di comunicazione sarebbe come condannare chi produce la carta perché non ha controllato quello che ci veniva scritto sopra.
Ma allora se diversamente dovrebbero essere gli utenti di Youtube a dover pagare bisognerà pur capire cosa.
Nel verbale dell'udienza il tribunale rileva che l'illecito è evidente e espone RTI al rischio di perdere quote di mercato con un notevole sviamento di clientela dal momento che ciò che gli utenti trovano su Youtube a titolo gratuito non lo andranno a cercare a pagamento sulle utenze pay tv di RTI.
Ora, io ho cercato sul tubo i filmati del Grande Fratello e tra tutti quelli che ho visto nessuno era tratto dal servizio a pagamento Mediaset Premium.
Da questo si può dedurre che o sono stati già rimossi oppure non sono mai esistiti nella misura tale da chiedere un risarcimento. Tutti i video relativi al GF infatti sono tratti dalle puntate o spezzoni andati in onda sulle reti gratuite del gruppo Mediaset.
Allora se un telespettatore o un youtuber, che in questo caso coincidono, carica sul tubo senza riceverne alcun profitto un filmato di non più di dieci minuti che ha visto gratuitamente e pubblicamente in tv, l'illecito dov'è?
Forse questo caso ricadrebbe negli articoli 65 e 70 della Lda ed è per questo che probabilmente non vengono denunciati i singoli utenti tra cui ci sono paradossalmente anche i fans del Grande Fratello.
La sentenza se controversa per certi aspetti smentisce almeno quel commuovente lamento che insinua il complotto dei Giudici e della Magistratura tutta contro il Presidente del Consiglio visto che viene ordinato a Youtube e google video l'immediata rimozione dai propri server e la conseguente immediata disabilitazione all'accesso di tutti i contenuti riproducenti sequenze di immagini fisse o in movimento relative al programma "Grande Fratello"
La cosa curiosa è che a distanza di due mesi parecchi video del GF sono ancora lì mentre centinaia di altri filmati vengono rimossi continuamente per motivi incomprensibili che spesso non c'entrano nulla con il copyright.
Sarà forse questo il frutto delle trattative in corso che sospendono la penale richiesta per l'eventuale ritardo nell'esecuzione dell'ordinanza?
Giusto per cominciare il nuovo anno con il piede giusto senza perdere il filo del discorso qui sotto trovate Videocracy dalla regia di Erik Gandini un documento molto interessante che offre un punto di vista completamente disinteressato sulla tv e in particolare su quelle di proprietà del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Il corpo delle donne è una delle cose più soavi che esista al mondo e non c'è nessun motivo per il quale non debba essere trasmesso in tv ma quando se ne fa uso sproporzionato e strumentale è bene sottolinearlo per rendercene conto.
Dico questo perché guardando Videocracy può sembrare che l'osservazione sulla realtà televisiva contemporanea provenga da una mentalità bigotta e moralista mentre invece, almeno per come l'ho inteso io, mostra il perpetrarsi di uno stereotipo che cerca di imporsi a livello sociale senza lasciare spazio ad alternative con tutte le conseguenze che ne derivano.
Notate inoltre come le riprese fuori campo di alcuni programmi demoliscono in toto quella suggestione tipica che invece avvertiamo quando li guardiamo trasmessi sul piccolo schermo da un'abile regia.
Voglio aggiungere infine che la tv e gran parte dei mezzi di comunicazione oggi non penso siano completamente espressione del suo presidente ma strumento di un'ideologia condivisa e diffusa non solo in Italia visto che determinati format provengono dall'estero e fanno il giro del mondo.
Naturalmente lo spot di questo film non è mai andato in onda e qui trovate parte delle informazioni in merito dal sito La Repubblica.it
Spesso do' per scontato che alcune produzioni siano ampiamente diffuse e conosciute ma se così non fosse approfitto per consigliare The Corporation altro film documentario distribuito dalla stessa etichetta, la Fandango.
Giusto per scongiurare la visione profetica che l'immagine nel mio post precedente abbia in qualche modo potuto evocare, invito caldamente a considerarla nel contesto in cui l'ho collocata senza costruirgli addosso qualsiasi altro significato diverso da quello che originariamente gli ho dato come spunto per raggiungere la conclusione specificata nelle ultime righe di quello che successivamente ho scritto.
Il presidente del consiglio infatti è stato colpito da un cavalletto lanciato da una persona tra la folla.
All'epoca non si parlò di un clima pesante che si respirava nel paese forse perché non c'era nessuna dissidenza degna di questo nome a cui si doveva ingannevolmente attribuirlo.
No non mi sono lasciato trasportare da un sadico ironico cattivo gusto ma volevo, proponendo questo video, mettere in risalto e ricordare come possa essere strumentalizzato oggi lo stesso scatto d'ira o raptus di un singolo che evidentemente supera ogni limite anche se con esiti ben più gravi come quelli che purtroppo domenica hanno coinvolto il presidente del consiglio.
Etichettare la spiacevole vicenda come un'atto terroristico e specialmente attribuirne i mandanti morali è di per se un'atto provocatorio, irresponsabile e opportunista che chiama in causa e offende non solo chi è in politica o all'opposizione ma chiunque si è avvalso del diritto di obbiettare di criticare e di disapprovare le manovre di questo governo come è stato fatto nella piena legalità fino ad oggi.
E' necessario ribadire quest'aspetto ed evitare equivoci quando il tam tam della notizia la traduce in qualcos'altro come nell'edizione serale del tg 5 dove la premeditazione e gravità dell'episodio venivano paragonate a quelle dell'attentato al Papa amplificandone a dismisura la gravità fino a trasformare in pistola la statuetta del duomo.
Ho postato questa immagine non per egocentrismo o presunzione ma per la convinzione che una opinione pubblica costruttiva nasca da una ricercata e disinibita opinione personale.
Ultimamente le notizie si susseguono con una velocità tale da travolgerci fino al punto da non aver il tempo di realizzarle metabolizzandole a pieno ma questo forse non è un male se pensiamo alla possibilità di poterne parlare in seguito a mente fredda e dopo aver ascoltato varie campane.
Alcuni scandali sessuali hanno investito figure istituzionali negli ultimi mesi ma a quanto pare alcune si dimettono e altre no.
Quello che mi spinge a parlare di questo nasce dalla meraviglia che ho avuto nel constatare come alcune persone hanno considerato video autentico, quella che era la ricostruzione del caso Marrazzo, fatta sulla base dell' ordinanza di custodia cautelare, trasmessa ad anno zero nella puntata del 29/10/09, quando nella stessa puntata si ricorda che il video "corpo del reato" quello originale per intenderci non è mai stato reso pubblico.
Anche se viene da pensare che tutto sommato sia la stessa cosa non è così perché il video originale potrebbe mostrare sfaccettature diverse che una ricostruzione non è in grado di dare e addirittura potrebbe ridimensionarne alcuni aspetti fermorestando la responsabilità che deriverebbe dall'uso di stupefacenti.
Qualcuno ha provato in qualche modo a capitalizzare la cosa per recuperare una certa credibilità sostenendo che il video non è stato reso pubblico per pudore e rispetto ma in molti come me penso abbiano sorriso di fronte a quest'affermazione.
Lo scandalo venuto fuori in questo caso e duplice perché se da un lato coinvolge il Presidente della regione Lazio dall'altro mostra abusi di potere che sono ugualmente gravi ma che evidentemente non sono degni di attenzione visto che dei personaggi primi autori del ricatto non viene resa pubblica alcuna informazione se pur imputabili di reato.
La morte del trans Brenda rende poi oggi il tutto più triste, offuscato e funesto.
Nel riflettere su questo scandalo e considerandolo generalizzando di sinistra sono andato a ripercorrerne un'altro, altrettanto recente, che secondo la stessa assurda e paralizzante logica potrebbe essere considerato di destra e cioè quello di Berlusconi e Patrizia D'Addario.
E' forte la tentazione in questo caso di classificare quest'ultima come la paladina della riscossa dalla precoce e ritrovata guarigione morale e ritrovato senso del pudore.
Non ho mai creduto fino in fondo a questa sensazione tanto che mi è passata del tutto quando ho scoperto che, a differenza del caso Marrazzo, qui le registrazioni ci sono e sono audio, pubbliche e potete trovarle su you tube ma tra tutte queste due sembrano essere particolarmente scottanti.
Quello che ho pensato nell'ascoltarle è che se una persona premedita di smascherare eventualmente qualcuno e sapendo che lo sta registrando non si comporta in modo tale da esaltarne la virilità lasciando intendere doti a cui francamente con tutta la buona volontà mi riesce difficile immaginare.
Forse chi ha intuito il favore che avrebbe fatto al presidente ha preferito non parlarne affatto ma io ho voluto farlo perché per certi aspetti la vicenda somiglia più ad una sottile operazione di rilancio d'immagine.
Mentre infatti le allusioni al vigore sessuale sono assai esplicite e numerose, della promessa di mandare gente sul cantiere come afferma la D'Addario, cosa che avrebbe dato un decisivo risvolto penale alla faccenda, non vi è traccia.
Inoltre quando si parla di soldi non si parla di rapporto sessuale e viceversa tutte situazioni al limite del reato come in un copione scritto da un'avvocato.
Allora siccome non si può affidare la propria fiducia a chi sventola la propria dignità a seconda delle situazioni in un paese in cui ultimamente si strumentalizza la violenza sulle donne tanto che la sola condizione di esserlo viene spacciata da alcune come alibi e attenuante, ho cercato per quanto possibile di capire chi fosse Patrizia D'Addario prima di quella che ormai si può già definire notorietà.
E' la stessa D'addario , come si vede in questa intervista ad anno zero,che alla sua candidatura per le comunali della Puglia di quest'anno non da troppo risalto quando invece c'è l'ha, visto che era inserita in una lista appoggiata dal Pdl e ne era ben cosciente e consapevole.
Onestamente inizio ad essere stanco di questo fintotontismo dilagante specialmente quando una persona che fa della sua premeditazione pietra miliare non riesce a carpire nelle registrazioni quello che avrebbe davvero preoccupato il sistema che per anni ha condiviso e che improvvisamente voleva smascherare.
Viene da chiedersi quindi se in questo gioco delle parti il presidente e la escort non siano sempre state dalla stessa visto che dello scandalo non rimane altro che un premier dalla rinnovata virilità e una squillo dalla ricambiata notorietà.
Si può arrivare a questa conclusione e rendersi conto che può essere stata studiata a tavolino se inquadriamo questi due scandali come lo sfruttamento del principio del contrasto di cui ho parlato in questo post sulla comunicazione persuasiva.
Questo principio interviene nella percezione umana e interviene al di là della nostra volontà e influisce sulla differenza che avvertiamo fra due cose relativamente diverse presentate in successione.
Ora per il tipo di cultura e costume che c'è nel nostro paese oggi c'è una certa differenza tra l'andare a mignotte e l'andare a trans anche se in entrambi i casi inaccetabile se si tratta di figure istituzionali.
La seconda situazione è considerata comunque leggermente più squallida.
Questa differenza è minima e trascurabile se i due eventi fossero stati resi pubblici lontani fra loro nel tempo ma il solo fatto che siano venuti fuori uno dopo l'altro la sta amplificando tanto da degradare ulteriormente una figura e nella stessa misura rivalutarne l'atra ovviamente quella del nostro presidente del consiglio.
Tanto per essere sintetici questa è l'immagine che meglio rappresenta il principio del contrasto.
Se tutto questo può considerarsi una campagna allora gli obbiettivi sono stati raggiunti in parte visto che stiamo qui a parlarne.
Il dissenso infatti c'e nel nostro paese forse molto più di quanto si possa immaginare tanto che una parte è sceso in piazza il 5 dicembre a Roma in una manifestazione di cui condivido lo spirito, i principi e l'ispirazione e trasporta nella realtà un movimento nato in internet.
Non mi piace però identificare il popolo che ha manifestato come il popolo della rete perché sarebbe come dare un limite a qualcosa che è infinito almeno quanto i nostri sogni le nostre idee, le nostre realtà e le nostre aspettative.
La scelta del no b day mi ha lasciato però un po' stupito visto che foneticamente è molto simile al no v day che ne da il significato opposto come anche il colore viola se inteso come ultraviolet protagonista del film fantascientifico del 2006 girato dal regista Kurt Wimmer potrebbe spingerci ad affidare ancora una volta la nostra speranza ad una figura retorica che l'ha già tradita e continuerà a farlo se è la stessa proposta negli ultimi anni dal sistema che ci si prefige di cambiare.
Osservazione dovuta visto la facilità con cui si potrebbe associare l'attrice protagonista alla solita icona bionda, la fiammetta, la luna, il mare, la reginetta verginella tanto per intenderci colei per la quale siamo tutti pazzi non importa come la si chiami ma è sempre in terza persona che fin troppo spesso media e corporation si rivolgono al pubblico nella produzione e trasmissione dei programmi facendo dell'Italia il paese di barbie e della madonna manager.
Cose da cambiare ci sono e sono fin troppe ma bisogna d'altra parte difendere quello che già abbiamo, i nostri diritti e specialmente quello di poter comunicare liberamente sulla rete senza pressioni censure e intimidazioni di nessun tipo solo così si può arrivare a prendere atto di quello che è giusto per tutti.
Che Berlusconi si faccia processare sarebbe quindi un buon inizio ma limitare il problema solo a questo sarebbe come rinuciare a capire il potere che ha portato alla sua ascesa e che potrebbe scegliersi un nuovo candidato su cui puntare.
Lo spirito che a mio parere è da non perdere è quello di non usare mai, pur riconoscendone il potenziale, le stesse armi del sistema perché si rischia di diventare ciò che si stava combattendo.
Come non essere d'accordo su chi ha definito questo episodio come un "pestaggio mediatico".
Quando la corda si stringe mette in evidenza la condizione imprescindibile in cui hanno sempre operato i giornalisti a comando e anche se è squallido spiare una persona lo è ancora di più quando è evidente che si cerca di costruire su di lui una immaggine completamente e appositamente distorta. Si fa confusione quando si lascia intendere di essere leggittimati ad agire in questo modo dalla convinzione che lo stesso sia stato usato anche contro chi gli paga lo stipendio.
Chi ragiona in questo modo fa di due pesi due misure dimenticando che le varie "peste e corna" di cui, è noto, si è reso protagonista il presidente del consiglio, sono venute fuori in eventi di risalto internazionale e sotto gli occhi di tutti.
Ma anche nello scandalo di Villa Certosa non si è certo usato la stessa modalità o almeno non si è mai arrivati a tanto.
La triste vicenda offende comunque l'intelligenza di una grossa parte della tv e cioè quella che è a casa a guardarla anche se forse riflettendoci bene qualche anno fà sarebbero stati molti di più quelli che avrebbero abboccato a servizi del genere senza neanche rendersene conto ma questo chi può dirlo.
Non amo soffermarmi su certe notizie quando si commentano da sole ma l'edizione di studio aperto del 30/09 alle ore 12:25 non può non essere ricordata in questo blog visto che mette in risalto la leggerezza spesso denunciata con cui un certo giornalismo si preoccupa di informare la gente a casa.
Mi riferisco in particolare al servizio sullo tsunami abbattutosi sulle isole Samoa che trovate qui.
A tutti può capitare di sbagliare ma non quando si fa parte di un'azienda che porta in tribunale un sito web per illecita diffusione di file video e audio di sua proprietà e poi sfrutta quelli degli altri per fare informazione e trarne profitti in pubblicità facendo a meno anche della figura del buon vecchio inviato speciale.
Questa volta la cantonata è stata grossa perchè bastava aspettare un po' e leggere i commenti su youtube del video in questione montato nel tg per rendersi conto che si riferiva ad un'altro eccezionale evento calamitoso accaduto all' heineken festival.
Un'errore che comunque incrina l'attendibilità delle notizie fornite da studio aperto anche se come accade sempre in questi casi la responsabilità e l'imbarazzo viene smorzato da programmi come striscia la notizia che come al solito minimizza scherzandoci su.
Dal tg satirico ci aspettavamo lo stesso trattamento che viene riservato a chiunque venga colto da loro in fragrante, almeno avremmo scoperto se anche i giornalisti di studio aperto gli avrebbero spaccato le telecamere.
L'edizione completa del tg la trovate qui anche se nulla vieta che in futuro non sia più visibile visto che dopo due tre giorni finisce tra i più votati i più visti o non so dove.
Per questo motivo lascio qui il link del servizio su youtube.
Ora questo mio post sarebbe finito qua se non fosse che proprio oggi il video che il tg di italia uno, non accorgendosi che era un fake, pensava furbamente di usare come scoop senza nemmeno mettere la testa al di fuori dello studio, è stato rimosso da youtube come spesso accade ultimamente per "violazione dei termini e condizioni d'uso".
Per coprire l'incompetenza di giornalisti blasonati si censura una persona comune.
Certo, è l'utente di youtube ad aver sbagliato e non studio aperto che ha trasmesso un filmato senza nemmeno accennare al fatto che era tratto da internet.
"Le prime immagini arrivate" solo queste le parole pronunciate per introdurre il servizio.
Dove finisce la parola copyright in questi casi.
Forse il video che portava come titolo tsunami Samoa poteva sembrare di cattivo gusto ma non è per coprire a dir poco una profonda negligenza che venga decretata tale sentenza.
Se non si fosse presa una tale cantonata il video sarebbe stato rimosso?
Se hai un computer e ti colleghi alla rete web sai che può farlo chiunque a priori e questo è un dato di fatto e lo spirito con cui la si utilizza lo stesso spirito e coscienza con cui la gente carica filmati su youtube e la garanzia di tale materiale è in parte affidata al fatto che tramite i commenti i video di risposta o in qualsiasi altro modo chiunque può criticarlo, rettificarlo, smentirlo e se questa opportunità viene disabilitata dall'utente ne vieni messo a conoscenza.
Che il video in questione sia stato cancellato potrebbe essere quindi anche giusto se però nei tg o anche nei programmi in generale andassero sempre in onda le scritte in sovraimpressione :
Le telefonate da casa sono disabilitate o sottoposte a selezione.
Non esiste nessun indice di gradimento per quello che state guardando.
Ancora una volta invece si vuole omologare una sistema che per natura, storia e metodo è completamante diverso applicando alla rete criteri che appartengono ad un'altro tipo d'informazione o sediciente tale per giustificare qualcosa che altro non è che censura.
Questo è forse l'effetto della causa mossa da mediaset di cui ho parlato in questo post e che sta mettendo il tuo tubo sotto lo schiaffo non si sa bene di quale ente persona o ideolgia. Il sospetto che un tg abbia il potere in un modo o nell'altro di censurare i video solo perchè dimostrano leggittimamente una certa scarsa professionalità è intollerabile.
Il video che su youtube non c'è più lo trovate qui sotto e portava come titolo tsunami Samoa e qualcos'altro.
Mi dispiace non poter riproporre i commenti e il nome del canale che non ricordo.
Approfitto di questo episodio per un'osservazione che volevo fare da tempo.
E' da notare come, ma forse in molti ci avranno fatto caso, almeno un terzo delle edizioni di studio aperto è dedicato spesso nel finale al gossip o a notizie di poco conto e quasi infantili che potrebbero essere più appropriatamente contenute in altri spazi.
La sensazione che può dare questo tipo di struttura se non ci si informa in altri modi è che non ci sia altro di meglio di cui parlare come se le notizie del giorno siano solo quelle date fino a quel momento tanto da dover occupare il rimanente tempo con notizie banali specialmente quando alla fine si ribadisce che non ci sono altri aggiornamenti.
16 - 16.45 Prof. Corrado Pala & Prof. Vittorio Iori (Gestori del sitohttp://www.cieliliberi.blogspot.com ): "Tre anni d'impegno civile per capire e lottare contro il fenomeno delle scie chimiche"
17 -17.20 Dr. Francesco Grossi (Geologo, collaboratore scientifico Uni 3 Roma): "Inquinamento da bario ed alluminio"
17.30 -17.50 Danilo Lindiner ( Ricercatore indipendente – Forum Palermitano) : "Quello che non dobbiamo dimenticare" 18-18.20 Prof. Dr. Ferrante ( Docente Fisica Generale – Uni- Bologna): "Scie Chimiche tra mito e realtà"
18.30 - 18.50 On. Sandro Brandolini (Parlamentare – Camera dei Deputati): "Scie Chimiche in Parlamento"
19 - 19.20 Prof. Dr. Giuseppe Genovesi (Dipartimento di Fisiopatologia Medica Policlinico Umberto I- Roma): "PNEI dell’entanglement"
19.30 - 20 Dibattito - Moderatore: Dr. Raffaele Cavaliere
INGRESSO LIBERO
Associazione IN CAMMINO O.N.L.U.S., Via Capri 7, 00055 Ladispoli, Tel./Fax 0039 069910811
C.F. 91056360588; Uff. del Registro Civitavecchia, 10.03.09 n. 1026 serie 3
Qualcosa di molto inconsueto sta accadendo nella televisione di Stato alla vigilia della messa in onda di programmi come Report, e Anno Zero.
E' del 9/9/2009 infatti la notizia data da Milena Gabbanelli su La Stampa che la RAI avrebbe intenzione di togliere la copertura legale al programma.
Nell'intervista dice infatti.
«E' stata manifestata apertamente dalla Rai l’intenzione di toglierla e non capisco perchè, visto che finora non abbiamo perso una causa. Mi auguro che a breve il segnale sia chiaro, in un senso o nell’altro».
Inoltre aggiunge.
«La trasmissione ha una sua specificità. Gli altri programmi sono realizzati da autori contrattualizzati e quindi la tutela legale è automatica.
Report, invece, è fatto da collaboratori, che per la maggior parte sono sempre gli stessi da tredici anni e che realizzano in proprio le inchieste per conto della Rai. Ovviamente si tratta di prodotti concordati con la rete. «Questo metodo di lavoro - spiega ancora Gabanelli - è stato individuato dall’inizio perchè permette di concentrare quasi tutto il budget sul prodotto: è una scelta di economicità».
Quanto alla tutela legale, «nel corso del tempo, visto che arrivavano tante cause pretestuose, si è arrivati alla condivisione della difesa, con un avvocato unico per l’azienda e per Report».
Niente spot per l'inizio della trasmissione previsto per il 24 settembre.
Ho sempre apprezzato l'impegno in questi due programmi di raccontare fatti e notizie con il giusto contraddittorio, cercando di mantenere una certa oggettività rispondendo solo al rispetto dell'etica e della passione per il proprio lavoro.
Un'impresa difficile quando si lavora in un'azienda il cui c.d.a viene scelto da una commissione parlamentare e in un mondo dove ormai parlare di etica fa sorridere.
Il fatto che Report possa essere costretto a chiudere per un'azione del genere è un fatto grave da qualsiasi parte politica lo si guardi semplicemente perchè l'informazione non è politica e fino ad ora la trasmissione non mi pare abbia dimostrato il contrario e se in futuro ne avrò il sospetto spero di avere ancora la libertà di poterne parlare su questo blog.
Bisogna mettere in risalto il fatto che ci sono responsabilità che non sono da attribuire al caso perchè sono state fatte delle scelte nella piena consapevolezza delle loro conseguenze.
Il discorso in questo senso dovrebbe essere girato al direttore generale della rai Mauro Masi.
Fortunatamente sembra esserci gia una mobilitazione ed in rete ho trovato alcune iniziative che trovate ai link qui sotto.
Anche per Anno Zero il fatto che non venga ancora fatta pubblicità è singolare e commercialmente parlando non ho mai visto un'azienda che non pubblicizza i propri prodotti.
La cosa più curiosa è il fatto che spesso si vuole attribuire a questi programmi erroneamente un'identità politica quando obbiettivamente non ne hanno.
Anzi pensandoci bene ad Anno Zero ricordo l'ampio spazio dato ad esempio a Ghedini anche se di solito non è tanto carino invitare una persona e ritrovarsi di fronte il suo avvocato.
Ma ancora più grave è il fatto che non siano stati rinnovati alcuni contratti come dalla lettera di Santoro indirizzata al direttore generale della Rai Mauro Masi e al direttore di Rai due Massimo Liofredi che trovate di seguito.
Sicuramente c'è gente che pensa di essere estranea a queste vicende ma oggi Santoro, la Gabbanelli.... e domani?
E più che domani è stasera infatti che la prima puntata di Ballarò non andrà in onda per uno speciale di Porta a Porta sull'Abruzzo.
Dando per scontato che a nessuno dispiace sentir parlare della ripresa del popolo abruzzese ci si domanda se era davvero necessario stravolgere il palinsesto in questo modo.
Questo è il genere di situazioni che mette la gente uno contro l'altra e non è una cosa sana.
Sono passati solo 8 anni da quel tragico evento eppure il nostro ricordo di quel giorno sembra essere vecchio di 30.
Il dolore aiuta a dimenticare in fretta ma forse in questo caso ha contribuito il fatto che dopo un'iniziale borbandamento smisurato di immagini e di notizie, nell'evidente difficoltà di affrontare un dibattito serio che non fosse subordinato alle versioni ufficiali, i media ne hanno iniziato a parlare sempre meno e spesso strumentalizzando la commozione a discapito della ragionevolezza.
Questo post è per non dimenticare che dell' 11 settembre non ci è stata ancora detta la verità.
Quest'anno per le ferie estive abbiamo assistito ad un panorama mediatico molto più ricco rispetto alla messa in onda di film datati come di solito accadeva un tempo in questo periodo.
Difficile attribuire questo lavoro straordinario alla crisi quando è risaputo che a certi livelli non è certo lo stipendio a destare preoccupazione.
Oltre che alla Gossip Matrix estate sono andati in onda svariate puntate di Super Quark dove in alcuni casi gli autori e presentatori si sono premurosamente scomodati nell'occuparsi della nostra salute mentale fornendo un'interpretazione della teoria del complotto che lo rilega ad un banale fenomeno culturale che ha origine esclusivamente come risposta psicologica ad una incapacità di accettazione razionale della realtà.
Questo può essere vero in certi casi ma non lo è sempre come invece sembra suggerire il servizio del 30/7/2009 che trovate qui sotto.
Se estendessimo questa interpretazione a tutti i grandi eventi della storia allora saremmo spinti a pensare che il tritolo per Falcone è caduto casualmente da un camion militare che passava da quelle parti, che il volo I-Tigi sui cieli di Ustica è stato squarciato da un piccione o che Moggi nelle sue telefonate stesse giocando semplicemente delle bollette alla Snai.
Inoltre non viene presa in considerazione la nostra capacità di discernimento che fa da bilanciere nell'individuazione di un complotto
L'argomento che naturalmente è scelto a caso sembra diventare parte di un'intento quando a meno di un mese nella puntata del 20 agosto si ritratta questa volta in modo più diretto il complotto accostandolo a leggende metropolitane o al trucco di un fachiro introducendo il cicap in un'egocentrismo che lo pone addirittura al di sopra delle innumerevoli interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche.
E' fin troppo evidente il tentativo di screditamento che si sta attuando ad opera di personaggi che invece di informare la gente si preoccupano di confonderla approfittando della propria notorietà per marchiare come stupidi chiunque si faccia delle domande e dia delle risposte che anche se ampliamente documentate non sono quelle da loro confezionate.