mercoledì 17 marzo 2010

Il Report dell'osso

Una carezza e uno schiaffo questi i metodi per addestrare "l'animale" ma qualcuno ha fatto male i conti perché noi non lo siamo.

Evidentemente per alcuni basta prodigarsi a fare il report dell' osso per essere considerati fedeli.

E' dal giorno in cui ho scritto questo post che mi domando se certi eventi avrebbero potuto influire sui contenuti dei programmi che li hanno travolti.

Evidentemente si considerando l'esordio della trasmissione condotta dalla Gabbanelli andata in onda domenica su Rai Tre in completo regime di par condicio.

I primi servizi sono chiaramente un'inchiesta sull'impiego di soldi pubblici e sulla collusione tra governo e mafia che risponde al desiderio comune di sconfiggere un cancro che soffoca l'Italia.

Ma utilmente sembra basti parlare di questo per avere la fiducia indiscriminata anche su altri argomenti più importanti.

Ma di fatto non è così perché anche se nel servizio riguardante la crisi si fa cenno alla Fed e alla BCE con un'ottima premessa, si finisce con liquidare il problema attribuendolo a "prestiti che non sono stati restituiti" chiamando in causa le persone che hanno fatto carte false per avere una casa perché non avrebbero potuto fare altrimenti e riducendo la colpa delle banche centrali ad un eccessiva generosità nel prestare i soldi.

Ma davvero si vorrebbe far credere che la crisi nasce dalla gente che non è riuscita a pagare il mutuo, la stessa gente che in Grecia sta protestando perchè rischia di vedere aumentate le tasse sui beni primari e congelati stipendi pubblici e pensioni e della quale si sarebbe dovuto parlare per completezza visto l'attualità della notizia.

Come viene deciso il tasso di interesse e il prezzo del petrolio, chi e come stampa i soldi e della sua sovranità monetaria di questo si è palesemente taciuto.

Per quanto insomma il servizio critichi le banche c'è d'altra parte una velata assoluzione giustificata dal caso.

E adesso divertiamoci un po' anche noi come hanno fatto in tv con questo servizio.


C'è da essere chiari su una cosa nella vita tutti gli esseri viventi hanno un'istinto che gli permette di riconoscere il pericolo quando lo vede al di la della sua condizione cuturale.

E' in base a questa caratteristica che la gente spontaneamente si è ritrovata a studiare e denunciare le scie chimiche e non perché facciano parte di una congrega.

Normali cittadini e quindi anche potenziali telespettatori che negli anni hanno prodotto migliaia di documenti che sapete bene dove andare a trovare.

Persone come me che chiedono solo delle risposte che per quanto ne abbiano diritto non arrivano o meglio le rispettive domande vengono messe ancora una volta sul piano della fede senza dare alcuna spiegazione scientifica.

Anche a Canneto di Caronia il fatto che non sia stato l'eccessivo passaggio di corrente elettrica nei cavi la causa del fenomeno non dimostra scientificamente che gli incendi siano stati causati dolosamente da fiamme libere.

A Canneto di Caronia fra il 2004 e il 2005 ci furono più di 150 roghi dentro e fuori le abitazioni ed anche con la rete elettrica staccata che provoco lo stato di emergenza e di evacuazione di decine di persone per più di otto mesi.

Ora visto che nel servizio si dimostra solo l'unica ipotesi non valida ci dimostri il cicap anche perché non può essere valida l'ipotesi che la causa sia dovuta a microonde.

Siccome si da un valore scientifico alle associazioni di idee allora l'ho fatto anche io quando facendo una superficiale ricerca mi sono imbattuto in armi come ad esempio queste.

Ma a rigor di logica potrebbero spiegarci anche cos'è Haarp.

Anche io sono dalla parte della verità e voglio precisare che ho sempre pensato agli spettacoli di magia illustrati nel servizio come puro illusionismo ma forse gli unici a crederci veramente erano proprio quelli del Cicap che per superare la frustrazione una volta scoperto l'inganno hanno pensato bene di creare la loro campagna contro i mulini a vento perché anche un bambino oggi capirebbe che un fenomeno paranormale è tale fino a quando non ne abbiamo ben compreso la natura.

Siamo ben lontani dalle inchieste sulla Little Pharma e Big Pharma di una volta ma d'altronde quando si abbandonano pezzi per strada cosa si può pretendere.

Cara amica mia non siamo tutti culatoni tanto per abbassarci a questo vile gioco di doppi sensi che si utilizza vigliaccamente per colpire i singoli telespettatori.

Se forse domenica prossima non vedremo quello che la Gabbanelli si augura non sarà certo per colpa di questo blog e spero davvero che non sia invece espressione della logica o questo o niente.


domenica 14 marzo 2010

OGM, il brevetto di Dio

E' di questi giorni la notizia che la Commissione Europea ha deciso di dare il via libera alla coltivazione, per scopi industriali, della patata geneticamente modificata Amflora della compagnia chimica Basf e all'utilizzo di tre specie di mais ogm della Monsanto.

Il provvedimento, di eccezionale importanza, che sembra voler mettere fine ad un embargo precauzionale in vigore da dodici anni, rompe gli indugi un po' troppo superficialmente ed arriva come una doccia fredda in un clima di completa disinformazione e confusione alimentata anche da servizi come questo del tg5 andato in onda il 3 marzo alle 13.00

Nella seconda parte durante le interviste si da' per scontato che gli ogm finiranno prima o poi nei nostri piatti ma forse non è questa una questione di forma ma è proprio che la rassegnazione e la reverenza sono requisiti indispensabili per lavorare in certi ambienti.

Ma andando oltre possiamo notare che in tutto il servizio per quanto si siano sforzati di informarci hanno purtroppo dimenticato di nominare la parola brevetto e tanto meno di spiegarci in che modo si riallaccia agli ogm di certe società che sono il perfetto opposto dei cibi biologici.

La ricerca è assodato deve andare avanti indipendentemente e senza troppi impedimenti ma le modalità con le quali vengono impiegate le scoperte riguardano tutti noi nel caso in cui ci fosse solo il minimo sospetto che possano nuocere alla salute umana.

La patata generalmente ha un alto contenuto di amido composto per il 20% di amilosio e per l'80% di amilopectina. Quest'ultima viene utilizzata per la produzione di carta, adesivi e nell'industria tessile sfruttando la sua caratteristica di addensante.

Non sono ne chimico ne biologo ma ho appreso queste nozioni proprio dal sito della Basf dove dicono che nella patata Amflora il gene dell'amilosio viene disattivato perché gelificando rallenta i processi industriali richiedendo un lungo pretrattamento.

Il risultato è una patata il cui amido è formato al 100% da amilopectina.

Quello che non viene detto sul sito è che per raggiungere questo scopo è stato utilizzato un gene marcatore chiamato nptII che conferisce resistenza a due antibiotici aminoglicosidici, la kanamicina e la neomicina e che, come affermano Adiconsum Coldiretti e ricercatori, questa resistenza potrebbe essere trasferita alla flora batterica dell'intestino umano se ci nutrissimo di animali a cui è stato dato come mangime la patata Amflora ed è proprio questo il secondo utilizzo previsto nella richiesta fatta dalla Basf all'UE come si legge sempre nel loro sito.

E' proprio l'Efsa affermando che "la probabilità che il gene nptII si trasferisca dalla pianta ai batteri è molto bassa" ad ammettere indirettamente che il rischio c'è.

Quest' ogm inoltre viene venduto senza intermediari direttamente agli agricoltori con i quali stipulano un contratto in cui si attua un "sistema di conservazione d'identità" che segue il prodotto dalla coltivazione alla raccolta, un vero e proprio copyright.

In tutto questo, considerando il susseguirsi di proclami buonisti in questi giorni, non riesco davvero a trovare un elemento che sia utile per aiutare a combattere la fame nel mondo a meno che i popoli sfruttati e affamati non inizino a nutrirsi di carta dopo aver aspettato il tempo necessario affinché scada il brevetto.

Ancora una volta si sfrutta la sensibilità della gente per giustificare l'introduzione di un prodotto che non solo arricchirà esclusivamente chi lo produce ma introdurrà come un cavallo di troia l'idea che l'ignoto dal quale proveniamo possa diventare proprietà di qualcuno solo perché ha avuto l'idea di modificarne un pezzo.

Non si può non nutrire qualche timore visto i precedenti di altre società come la Monsanto e del suo seme terminator e la sempre maggiore diffusione di intolleranze alimentari di cui alcune gravi come la celiachia che alimentano il presentimento che qualche modifica genetica abbia già fatto i suoi danni.

Ancora nulla è definitivo visto che la stessa Commissione Europea ha anche annunciato l'intenzione di presentare entro l'estate una proposta per far decidere liberamente ai singoli Stati membri se coltivare o meno OGM sul proprio territorio.

A tal proposito importante è la posizione del ministro delle politiche agricole Luca Zaia che ha espresso l'intenzione di avviare la procedura per richiedere alla Commissione europea la clausula di salvaguardia con cui bloccare la commercializzazione e la coltivazione della patata ogm nei nostri territori.

giovedì 4 marzo 2010

Par condicio?

E' leggitimo alimentare la polemica quando si assiste impotenti al completo ribaltamento del concetto di par condicio che negli anni è stato gradualmente e volutamente frainteso fino a generare in questo periodo elettorale la soppressione di alcuni programmi televisivi.

Ma parità di trattamento non è certo associabile a nessun trattamento.

A riguardo ho trovato questo ottimo scritto dal sito www.difesadellinformazione.com


LA PAR CONDICIO

Obiettività e completezza sono i criteri cui deve ispirarsi l’informazione. Essi sono menzionati in ogni legge che si è incaricata di disciplinare in maniera organica il sistema radiotelevisivo. A partire dalla L. 14 aprile 1975 n. 103, passando attraverso la L. 6 agosto 1990 n. 223 (“Legge Mammì”) e la L. 3 maggio 2004 n. 112 (“Legge Gasparri”), fino ad arrivare al D.Lgs. 31 luglio 2005 n. 177 (“Testo Unico della radiotelevisione”), tali criteri caratterizzano il sistema radiotelevisivo quale “servizio di preminente interesse generale”. E, logicamente, la piena osservanza di questi criteri garantisce il rispetto del requisito della verità, il caposaldo del diritto di cronaca.

Ma negli anni ’90 ha fatto la sua comparsa un concetto destinato a complicare non di poco la questione: il concetto di par condicio. Come è noto, riguarda l’accesso di tutti i soggetti politici al mezzo radiotelevisivo in condizioni di parità, in modo da garantire a ciascuna forza rappresentata in Parlamento la medesima possibilità di comunicare con il pubblico. Una questione postasi con urgenza a seguito della materializzazione di un macroscopico conflitto di interessi: quello di Silvio Berlusconi. Da un lato, fondatore e capo di una forza politica cospicuamente rappresentata in Parlamento. Dall’altro, proprietario di tre reti televisive nazionali che quotidianamente trasmettono Tg, programmi di comunicazione politica e di approfondimento informativo senza sottostare ai poteri della Commissione Parlamentare di Vigilanza, istituita con la L. n. 103/1975, che controlla solo la concessionaria pubblica Rai.

Tecnicamente il concetto di par condicio non ha nulla a che vedere con il diritto di cronaca, perché è estraneo al concetto di informazione. Nata, in osservanza del pluralismo, per garantire a tutte le forze politiche eguali possibilità di comunicare con gli elettori, la par condicio riguarda il rapporto tra forze politiche ed elettori, ossia la comunicazione politica. Non invece quel rapporto, mediato dalla figura del giornalista, tra fatto e collettività che è alla base dell’informazione. “Informazione” e “comunicazione politica” sono due realtà opposte. La differenza è evidente sia nel soggetto generatore che nell’oggetto. Con l’informazione, che è generata dal giornalista, si porta a conoscenza della collettività un fatto. Con la comunicazione politica, che è generata dal soggetto politico, si cerca di convincere l’elettore della bontà del proprio modo di governare il paese, comunicandogli una valutazione, di parte, che come tale divergerà da quella del politico appartenente a diversa area. Ciò in quanto lo scopo della comunicazione politica non è di informare il telespettatore, ma di orientare la scelta dell’elettore.

Ed essendoci diversi modi di concepire la gestione di uno Stato democratico, ecco che il tentativo di convincere gli elettori a votare per una forza politica piuttosto che per un’altra logicamente può essere regolato da un principio di parità nell’accesso ai mezzi di comunicazione. Ne consegue l’utilità e l’opportunità della par condicio nella comunicazione politica, ma la sua ontologica inapplicabilità all’informazione. Esistendo il fatto necessariamente nella sua unicità, esiste una sola verità. Una verità di per sé garantita da un’informazione obiettiva, completa, imparziale. La par condicio applicata all’informazione finisce per fuorviare il pubblico, allontanandolo dalla verità.

La differenza tra informazione e comunicazione politica si scorge anche in vari passaggi della L. n. 28/2000, che impone la par condicio nei programmi di comunicazione politica a prescindere dal periodo in cui vengono trasmessi, e detta regole per l’informazione nel periodo elettorale. L’art. 1 impone “parità di condizioni nell’esposizione di opinioni e posizioni politiche, nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nella presentazione in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l’esposizione di opinioni e valutazioni politiche”. Ma al tempo stesso specifica che la norma non si applica “alla diffusione di notizie nei programmi di informazione”.

Per i programmi di informazione l’art. 5 detta regole solo per il periodo di campagna elettorale. Durante questo periodo “è vietato fornire, anche in forma indiretta, indicazioni di voto o manifestare le proprie preferenze di voto”; registi e conduttori devono tenere “un comportamento corretto ed imparziale nella gestione del programma, così da non esercitare, anche in forma surrettizia, influenza sulle libere scelte degli elettori”.

E’ dunque la legge stessa a riferire la par condicio soltanto alla comunicazione politica, limitandosi invece ad impedire che nei programmi di informazione, durante la campagna elettorale, vengano date indicazioni di voto e a sottolineare l’esigenza di imparzialità dei loro conduttori.

Tuttavia, va detto che nella pratica normativa si è imposta una distorsione del concetto di informazione, che ha portato ad una sua assimilazione alla comunicazione politica, con la conseguenza di estendere all’informazione le regole della par condicio addirittura per il periodo non elettorale. Principali responsabili di ciò sono proprio i due organi incaricati di vigilare sulla correttezza dell’informazione e sul rispetto della par condicio. Per la Rai, la Commissione Parlamentare per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi; per le reti private, l’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni (“Authority”).

Con Provvedimento 18 dicembre 2002 la Commissione di Vigilanza, oltre a dettare specifiche regole per la comunicazione politica, ha stabilito all’art. 11 (sotto la dicitura “Informazione”) che “ogni direttore responsabile di testata è tenuto ad assicurare che i programmi di informazione a contenuto politico parlamentare attuino un’equa rappresentazione di tutte le opinioni politiche assicurando la parità di condizioni nell’esposizione di opinioni politiche presenti nel Parlamento nazionale e nel Parlamento europeo”. Il senso è chiaro. Il conduttore di un programma di approfondimento informativo, laddove verte su fatti politicamente rilevanti, è sostanzialmente costretto ad invitare politici di ogni schieramento, delegando così il compito di informare la collettività sulla gestione della cosa pubblica a persone tutt’altro che imparziali.

Di gran lunga peggiore è il Provvedimento 11 marzo 2003 della stessa Commissione di Vigilanza, il cui art. 1 statuisce che “Tutte le trasmissioni di informazione – dai telegiornali ai programmi di approfondimento – devono rispettare rigorosamente, con la completezza dell’informazione, la pluralità dei punti di vista e la necessità del contraddittorio”. Ciò in nome di un “pluralismo […] che deve essere rispettato dalla azienda concessionaria nel suo insieme e in ogni suo atto, nonché dalle sue articolazioni interne (divisioni, reti e testate), e deve avere evidente riscontro nei singoli programmi”.

La tendenza è proseguita a livello di legge ordinaria. Dapprima con l’art. 6, comma 1° lett. c), L. n. 112/2004 (“legge Gasparri”), poi con l’art. 7, comma 2° lett. c), D.Lgs. n. 177/2005 (“Testo Unico della radiotelevisione”). Entrambe le disposizioni recitano testualmente: “La disciplina dell’informazione radiotelevisiva, comunque, garantisce […] l’accesso di tutti i soggetti politici alle trasmissioni di informazione e di propaganda elettorale e politica in condizioni di parità di trattamento e di imparzialità”.

Dal canto suo, l’Authority ha fatto proprie queste regole nel 2006, anche con riferimento al periodo non elettorale, estendendole alle emittenti nazionali private. La Delibera n. 22/06, dopo aver premesso che “l’attività di informazione televisiva […] deve garantire […] l’accesso di tutti i soggetti politici alle trasmissione di informazione e di propaganda elettorale e politica in condizioni di parità di trattamento e imparzialità” (quindi riportando fedelmente quanto già stabilito dalla “legge Gasparri” e dal Testo Unico), all’art. 1, comma 2°, impone “l’equilibrio delle presenze” nei programmi di informazione e di approfondimento.

Dunque, mentre la L. n. 28/2000 pone sì vincoli ai programmi di informazione, ma soltanto in campagna elettorale e comunque mai consistenti in una applicazione della par condicio, sotto la vigenza di tale legge la Commissione di Vigilanza e l’Authority, operando una evidente forzatura del dato normativo, hanno esteso le regole della par condicio all’informazione addirittura in periodo non elettorale. Obiettività, completezza, imparzialità non bastano più nei programmi di informazione. Occorre sempre per dirla con la Commissione di Vigilanza il “rigoroso rispetto” della “pluralità dei punti di vista e la necessità del contraddittorio” persino nei telegiornali, nonostante l’art. 1, comma 2°, L. n. 28/2000 vieti espressamente l’applicazione delle disposizioni sui programmi di comunicazione politica “alla diffusione di notizie nei programmi di informazione”.

Con la successione ora vista di leggi e provvedimenti, la distorsione del concetto di informazione raggiunge il culmine. Si arriva ad applicare ai programmi di informazione (che hanno il compito fare emergere la verità) gli schemi della comunicazione politica (dove ciascuno dei contendenti illustra al pubblico la “propria” verità), in nome di un pluralismo il cui significato viene qui completamente frainteso.

Se infatti il pluralismo politico, correttamente inteso, vuole che il sistema radiotelevisivo testimoni e illustri obiettivamente le diverse realtà politiche operanti nel paese, qui accade paradossalmente che l’attuazione del pluralismo, erroneamente inteso, va a scapito della verità. Questa non può emergere se l’informazione viene forzatamente basata non sul fatto obiettivo, ma sulle opposte interpretazioni che di esso forniscono parti portatrici di interessi contrapposti. E’ come pensare di fare emergere la verità in un processo basandosi esclusivamente sulle argomentazioni degli avvocati delle parti, anziché sulle prove.

Tra l’altro, la stessa L. n. 28/2000, tuttora in vigore, mostra chiaramente come la comunicazione politica vada concentrata soprattutto in campagna elettorale. Secondo l’art. 5, comma 4°, nel periodo che va dalla convocazione dei comizi elettorali alla chiusura delle operazioni di voto, “nelle trasmissioni informative riconducibili alla responsabilità di una specifica testata giornalistica […] la presenza di candidati, esponenti di partiti e movimenti politici, membri del Governo, delle giunte e consigli regionali e degli enti locali deve essere limitata esclusivamente all’esigenza di assicurare la completezza e l’imparzialità dell’informazione”, presenze tassativamente vietate “in tutte le altre trasmissioni”. Ciò significa che in campagna elettorale le apparizioni televisive dei politici vanno viste prevalentemente in un’ottica di comunicazione politica.

Da quest’ultima norma emerge che la legge privilegia la comunicazione politica rispetto all’informazione soltanto nel periodo di campagna elettorale. In periodo non elettorale, deve essere l’informazione a prevalere sulla comunicazione politica. La conclusione è logica. In periodo non elettorale, la collettività va informata compiutamente sui fatti, sui risultati della politica. Durante la campagna elettorale, invece, deve darsi a ciascuna forza politica la possibilità di “fare un proprio bilancio” di quanto accaduto e appreso dalla collettività attraverso l’informazione; e cercare di convincere l’elettorato a “tirare le somme” secondo le valutazioni di ciascuna forza politica.

Da tutto ciò consegue che i provvedimenti emanati dagli organi preposti al controllo del sistema radiotelevisivo, laddove assimilano l’informazione, sempre e comunque, alla comunicazione politica, vanno ritenuti illegittimi. E le norme di legge, contenute nella “Gasparri” e nel Testo Unico, nella misura in cui impongono, sempre e comunque, l’applicazione della par condicio all’informazione, tanto da assimilarla alla comunicazione politica, sono in forte odore di incostituzionalità per contrasto con l’art. 21 Cost. I primi andrebbero disattesi e contrastati dinanzi al Tar in caso di applicazione di sanzioni da parte degli organi di controllo; le seconde, in attesa e nella speranza di un intervento correttivo della Corte Costituzionale, andrebbero quantomeno interpretate in maniera tale da salvaguardare il più possibile la libertà di informazione, negando decisamente l’assimilazione dell’informazione alla comunicazione politica.

mercoledì 10 febbraio 2010

Dove sta' la verità

Come succede di tanto in tanto vengono diffuse immagini di Osama Bin Laden che in passato hanno sollevato non poche polemiche e perplessità. Allo spettro del terrorismo questa volta però sono stati aggiunti per crearne l'invecchiamento alcuni particolari senza rispettare le più elementari procedure previste per la creazione di un'identikit. E' recente infatti la foto del terrorista pubblicata sul sito dell'FBI nella quale vengono letteralmente clonati barba e capelli di un noto politico spagnolo Gaspar Llamazares che come affermano alcuni suoi collaboratori si è distinto in passato per interventi su alcuni voli fantasma della CIA riguardo al trasferimento di terroristi da sottoporre a tortura.

Dubitare di un ente governativo come l'FBI diventa lecito visto le responsabilità ancora oggi tutte da accertare negli attentati dell'undici settembre.


Articolo tratto da La Stampa



16/1/2010 (9:18)
Il Bin Laden invecchiato dall'Fbi
ha i capelli di un politico spagnolo


Il Bureau ammette: per ricostruirlousata
un'immagine trovata sul Web E Llamazares
minaccia azioni legali
Il confronto pubblicato dal sito del Mundo
MADRID
Una foto identikit di Osama Bin Laden pubblicata sul sito Fbi dei criminali più ricercati si è ispirata in parte al volto di un noto politico spagnolo, l’ex-leader della coalizione di sinistra Izquierda Unida Pascal Llamazares, scrive oggi il quotidiano El Mundo citando fonti dell’agenzia americana.

La foto, che mostra il volto del capo di Al Qaida come sarebbe oggi secondo gli analisti del Fbi, è stata ora ritirata dal sito «Rewards for justice» del Federal Bureau. Il portavoce Fbi Ken Hoffman interrogato dal quotidiano spagnolo ha confermato che un analista del Bureau, non soddisfatto dalle soluzioni tecniche fornite dai programmi interni, ha cercato su internet elementi di volti che potrebbero corrispondere a quello di Bin Laden, e ha usato i capelli e la fronte di Llamazares.

È stata, ha aggiunto Hoffman, una decisione «del tutto irregolare. È contrario alle procedure rubare elementi di una fotografia pubblicata integralmente» ha aggiunto. Llamazares ha fatto sapere che chiederà al governo spagnolo del premier socialista Josè Luis Zapatero di esigere chiarimenti da quello americano, e ha precisato che non intende recarsi negli Usa, dove la foto cosi ricostruita di Bin Laden potrebbe essere usata per controlli alle froniere. «La sicurezza di Bin Laden non teme nulla - ha commentato - la mia si» e ha annunciato azioni legali dicendosi «sbalordito».

«Prima di tutto chiedero spiegazioni all’Fbi, che non me he hanno ancora date e poi mi riserverò il diritto di intraprendere azioni legali», ha detto il politico spagnolo. «Negli ultimi giorni ho visto i servizi segreti coinvolti in alcune cose molto strane, commettere alcuni errori importanti, ma non avrei mai creduto che avrebbero potuto incidere in maniera così diretta su di me», ha aggiunto.

A segnalare al quotidiano El Mundo la curiosa somiglianza tra le due foto era stato un attento lettore. L’immagine ritoccata del terrorista più ricercato del mondo era apparsa per diverse ore sul sito del Dipartimento di Stato americano, nella sezione «Rewards for Justice», ma poi era stata ritirata. «Ci assumiamo tutta la responsabilità per quanto accaduto», ha detto Ken Hoffman, portavoce del FBI. «I nostri disegnatori -ha spiegato a El Mundo- hanno a disposizione un’ampia gamma di tratti generici per il volto (occhi, capigliatura, etc) e possono scegliere tra questi per creare simulazioni al computer. Per qualche ragione un tecnico, che non era particolarmente soddisfatto delle varie capigliature offerte dal programma, ha deciso di propria iniziativa di ricorrere alle immagini di Google». Usando l’opzione «ricerca avanzata» di Google Immagini, il tecnico ha associato le parole chiave «volto» e «varietà di nomi islamici».

lunedì 8 febbraio 2010

Scie chimiche conferenza a Viterbo

CONFERENZA PUBBLICA SABATO 13 FEBBRAIO 2010

ORE 16,00






Programma


Ore 16,00 Apertura a cura del Comitato Alta Tuscia Contro le Scie Chimiche

Proiezione video-spot “ I cieli della Tuscia”

Interverranno come relatori:

Ore 16,10 Rosario Marcianò – Presidente del comitato nazionale contro le sie chimiche “ Tanker Enemy” Esplorazione del fenomeno scie chimiche e correlazione con le emissioni elettromagnetiche in ambito militare Scie chimiche, emissioni elf e patologie correlate E' prevista la proiezione di una serie di documenti video sul tema

Ore 19,00 Vittorio Ioro e Corrado Pala - Portavoce del Comitato di Roma “ Cieli liberi” Presentazione del comitato

A seguire Dibattito pubblico



Presso la Sala Conferenze della Provincia di Viterbo Via Saffi, 49 Viterbo

INGRESSO LIBERO

info: comitatoaltatuscia@gmail.com


giovedì 4 febbraio 2010

Déjà vu

A volte penso che strana questa sensazione mi sembra di averla già vissuta ma poi riflettendoci bene realizzo che non si tratta di un misterioso déjà vu ma di fatti realmente accaduti che si ripetono con modalità diverse ma con lo stesso fine.

Considerando infatti l'emendamento D'Alia e ddl Carlucci non si può evitare il sospetto che il Decreto Legislativo n. 169 ribattezzato decreto Romani abbia lo stesso intento dei suoi predecessori.

Il documento in questione non presenta tanti punti ambigui ma uno solo fondamentale e determinante che racchiude nella definizione di "servizi di media audiovisivi" anche i siti internet che non fanno uso incidentale dei video come si evince nel comma 1, dell'articolo 4 alla lettera a.

Questo sottoporrebbe numerosi siti e provider a sanzioni e autorizzazioni spropositate e a discrezione delle autorità preposte al controllo.

Il decreto trasmesso alla Presidenza della Camera dei Deputati il 18 dicembre 2009 recepisce la direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo nella quale vengono definiti i servizi e fornitori di servizi di media audiovisivi.

Ancora una volta ci troviamo di fronte al tentativo di immobilizzare la comunicazione tra la gente, diritto inviolabile di cui qualcuno si fa beffa.

D'altronde che cos'è la crisi se non il tempo speso da chi ha il potere per mantenerlo ed imporre la propria visione del mondo.

Sotto trovate altri link sull'argomento tra cui anche il Ministro Gentiloni che se ne occupato nel suo blog.

domenica 31 gennaio 2010

Mediaset vs Youtube

Qui sotto trovate in formato pdf la sentenza del tribunale di Roma sulla causa R.T.I. contro Youtube consultabile anche dal sito del tgcom.


Se gli si dedica un po' di tempo e di attenzione nella lettura si capisce che affermare sommariamente con un malcelato entusiasmo all'interno di un tg che la causa è stata vinta da Mediaset è quantomeno riduttivo.

Il provvedimento cautelare viene chiesto da "Reti Televisive Italiane" che non è l'associazione sindacale di tutte le tv che trasmettono in Italia, ma una S.p.a controllata al 100% da Mediaset del gruppo Fininvest che denuncia un'illecita diffusione e sfruttamento economico di filmati a quanto pare relativi esclusivamente al programma " Il Grande Fratello" del quale detiene i diritti.

Quello che lascia sgomento e che tutte le motivazioni della sentenza sono state prodotte equiparando Youtube in tutto e per tutto ad una televisione dando per scontato una concorrenza sleale che non potrebbe esistere per due società che offrono servizi completamente diversi.

Non viene affatto riconosciuto infatti a Youtube il ruolo di fornitore di spazi web dove sono gli utenti a caricare e condividere video.

Prendendo tanto per fare un'esempio il libro come altro mezzo di comunicazione sarebbe come condannare chi produce la carta perché non ha controllato quello che ci veniva scritto sopra.

Ma allora se diversamente dovrebbero essere gli utenti di Youtube a dover pagare bisognerà pur capire cosa.

Nel verbale dell'udienza il tribunale rileva che l'illecito è evidente e espone RTI al rischio di perdere quote di mercato con un notevole sviamento di clientela dal momento che ciò che gli utenti trovano su Youtube a titolo gratuito non lo andranno a cercare a pagamento sulle utenze pay tv di RTI.

Ora, io ho cercato sul tubo i filmati del Grande Fratello e tra tutti quelli che ho visto nessuno era tratto dal servizio a pagamento Mediaset Premium.

Da questo si può dedurre che o sono stati già rimossi oppure non sono mai esistiti nella misura tale da chiedere un risarcimento. Tutti i video relativi al GF infatti sono tratti dalle puntate o spezzoni andati in onda sulle reti gratuite del gruppo Mediaset.

Allora se un telespettatore o un youtuber, che in questo caso coincidono, carica sul tubo senza riceverne alcun profitto un filmato di non più di dieci minuti che ha visto gratuitamente e pubblicamente in tv, l'illecito dov'è?

Forse questo caso ricadrebbe negli articoli 65 e 70 della Lda ed è per questo che probabilmente non vengono denunciati i singoli utenti tra cui ci sono paradossalmente anche i fans del Grande Fratello.

La sentenza se controversa per certi aspetti smentisce almeno quel commuovente lamento che insinua il complotto dei Giudici e della Magistratura tutta contro il Presidente del Consiglio visto che viene ordinato a Youtube e google video l'immediata rimozione dai propri server e la conseguente immediata disabilitazione all'accesso di tutti i contenuti riproducenti sequenze di immagini fisse o in movimento relative al programma "Grande Fratello"

La cosa curiosa è che a distanza di due mesi parecchi video del GF sono ancora lì mentre centinaia di altri filmati vengono rimossi continuamente per motivi incomprensibili che spesso non c'entrano nulla con il copyright.

Sarà forse questo il frutto delle trattative in corso che sospendono la penale richiesta per l'eventuale ritardo nell'esecuzione dell'ordinanza?


mercoledì 27 gennaio 2010

Videocracy

Giusto per cominciare il nuovo anno con il piede giusto senza perdere il filo del discorso qui sotto trovate Videocracy dalla regia di Erik Gandini un documento molto interessante che offre un punto di vista completamente disinteressato sulla tv e in particolare su quelle di proprietà del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Il corpo delle donne è una delle cose più soavi che esista al mondo e non c'è nessun motivo per il quale non debba essere trasmesso in tv ma quando se ne fa uso sproporzionato e strumentale è bene sottolinearlo per rendercene conto.

Dico questo perché guardando Videocracy può sembrare che l'osservazione sulla realtà televisiva contemporanea provenga da una mentalità bigotta e moralista mentre invece, almeno per come l'ho inteso io, mostra il perpetrarsi di uno stereotipo che cerca di imporsi a livello sociale senza lasciare spazio ad alternative con tutte le conseguenze che ne derivano.

Notate inoltre come le riprese fuori campo di alcuni programmi demoliscono in toto quella suggestione tipica che invece avvertiamo quando li guardiamo trasmessi sul piccolo schermo da un'abile regia.

Voglio aggiungere infine che la tv e gran parte dei mezzi di comunicazione oggi non penso siano completamente espressione del suo presidente ma strumento di un'ideologia condivisa e diffusa non solo in Italia visto che determinati format provengono dall'estero e fanno il giro del mondo.

Naturalmente lo spot di questo film non è mai andato in onda e qui trovate parte delle informazioni in merito dal sito La Repubblica.it



Spesso do' per scontato che alcune produzioni siano ampiamente diffuse e conosciute ma se così non fosse approfitto per consigliare The Corporation altro film documentario distribuito dalla stessa etichetta, la Fandango.

martedì 15 dicembre 2009

Opportunismo inopportuno

Giusto per scongiurare la visione profetica che l'immagine nel mio post precedente abbia in qualche modo potuto evocare, invito caldamente a considerarla nel contesto in cui l'ho collocata senza costruirgli addosso qualsiasi altro significato diverso da quello che originariamente gli ho dato come spunto per raggiungere la conclusione specificata nelle ultime righe di quello che successivamente ho scritto.

Il presidente del consiglio infatti è stato colpito da un cavalletto lanciato da una persona tra la folla.

All'epoca non si parlò di un clima pesante che si respirava nel paese forse perché non c'era nessuna dissidenza degna di questo nome a cui si doveva ingannevolmente attribuirlo.

No non mi sono lasciato trasportare da un sadico ironico cattivo gusto ma volevo, proponendo questo video, mettere in risalto e ricordare come possa essere strumentalizzato oggi lo stesso scatto d'ira o raptus di un singolo che evidentemente supera ogni limite anche se con esiti ben più gravi come quelli che purtroppo domenica hanno coinvolto il presidente del consiglio.

Etichettare la spiacevole vicenda come un'atto terroristico e specialmente attribuirne i mandanti morali è di per se un'atto provocatorio, irresponsabile e opportunista che chiama in causa e offende non solo chi è in politica o all'opposizione ma chiunque si è avvalso del diritto di obbiettare di criticare e di disapprovare le manovre di questo governo come è stato fatto nella piena legalità fino ad oggi.

E' necessario ribadire quest'aspetto ed evitare equivoci quando il tam tam della notizia la traduce in qualcos'altro come nell'edizione serale del tg 5 dove la premeditazione e gravità dell'episodio venivano paragonate a quelle dell'attentato al Papa amplificandone a dismisura la gravità fino a trasformare in pistola la statuetta del duomo.


sabato 12 dicembre 2009

Opinione pubblica e opinione privata


Ho postato questa immagine non per egocentrismo o presunzione ma per la convinzione che una opinione pubblica costruttiva nasca da una ricercata e disinibita opinione personale.

Ultimamente le notizie si susseguono con una velocità tale da travolgerci fino al punto da non aver il tempo di realizzarle metabolizzandole a pieno ma questo forse non è un male se pensiamo alla possibilità di poterne parlare in seguito a mente fredda e dopo aver ascoltato varie campane.

Alcuni scandali sessuali hanno investito figure istituzionali negli ultimi mesi ma a quanto pare alcune si dimettono e altre no.

Quello che mi spinge a parlare di questo nasce dalla meraviglia che ho avuto nel constatare come alcune persone hanno considerato video autentico, quella che era la ricostruzione del caso Marrazzo, fatta sulla base dell' ordinanza di custodia cautelare, trasmessa ad anno zero nella puntata del 29/10/09, quando nella stessa puntata si ricorda che il video "corpo del reato" quello originale per intenderci non è mai stato reso pubblico.

Anche se viene da pensare che tutto sommato sia la stessa cosa non è così perché il video originale potrebbe mostrare sfaccettature diverse che una ricostruzione non è in grado di dare e addirittura potrebbe ridimensionarne alcuni aspetti fermorestando la responsabilità che deriverebbe dall'uso di stupefacenti.

Qualcuno ha provato in qualche modo a capitalizzare la cosa per recuperare una certa credibilità sostenendo che il video non è stato reso pubblico per pudore e rispetto ma in molti come me penso abbiano sorriso di fronte a quest'affermazione.

Lo scandalo venuto fuori in questo caso e duplice perché se da un lato coinvolge il Presidente della regione Lazio dall'altro mostra abusi di potere che sono ugualmente gravi ma che evidentemente non sono degni di attenzione visto che dei personaggi primi autori del ricatto non viene resa pubblica alcuna informazione se pur imputabili di reato.

La morte del trans Brenda rende poi oggi il tutto più triste, offuscato e funesto.

Nel riflettere su questo scandalo e considerandolo generalizzando di sinistra sono andato a ripercorrerne un'altro, altrettanto recente, che secondo la stessa assurda e paralizzante logica potrebbe essere considerato di destra e cioè quello di Berlusconi e Patrizia D'Addario.

E' forte la tentazione in questo caso di classificare quest'ultima come la paladina della riscossa dalla precoce e ritrovata guarigione morale e ritrovato senso del pudore.

Non ho mai creduto fino in fondo a questa sensazione tanto che mi è passata del tutto quando ho scoperto che, a differenza del caso Marrazzo, qui le registrazioni ci sono e sono audio, pubbliche e potete trovarle su you tube ma tra tutte queste due sembrano essere particolarmente scottanti.


Quello che ho pensato nell'ascoltarle è che se una persona premedita di smascherare eventualmente qualcuno e sapendo che lo sta registrando non si comporta in modo tale da esaltarne la virilità lasciando intendere doti a cui francamente con tutta la buona volontà mi riesce difficile immaginare.

Forse chi ha intuito il favore che avrebbe fatto al presidente ha preferito non parlarne affatto ma io ho voluto farlo perché per certi aspetti la vicenda somiglia più ad una sottile operazione di rilancio d'immagine.

Mentre infatti le allusioni al vigore sessuale sono assai esplicite e numerose, della promessa di mandare gente sul cantiere come afferma la D'Addario, cosa che avrebbe dato un decisivo risvolto penale alla faccenda, non vi è traccia.

Inoltre quando si parla di soldi non si parla di rapporto sessuale e viceversa tutte situazioni al limite del reato come in un copione scritto da un'avvocato.

Allora siccome non si può affidare la propria fiducia a chi sventola la propria dignità a seconda delle situazioni in un paese in cui ultimamente si strumentalizza la violenza sulle donne tanto che la sola condizione di esserlo viene spacciata da alcune come alibi e attenuante, ho cercato per quanto possibile di capire chi fosse Patrizia D'Addario prima di quella che ormai si può già definire notorietà.

Mi sono inizialmente imbattuto in questo.

E' la stessa D'addario , come si vede in questa intervista ad anno zero,che alla sua candidatura per le comunali della Puglia di quest'anno non da troppo risalto quando invece c'è l'ha, visto che era inserita in una lista appoggiata dal Pdl e ne era ben cosciente e consapevole.

Onestamente inizio ad essere stanco di questo fintotontismo dilagante specialmente quando una persona che fa della sua premeditazione pietra miliare non riesce a carpire nelle registrazioni quello che avrebbe davvero preoccupato il sistema che per anni ha condiviso e che improvvisamente voleva smascherare.

Viene da chiedersi quindi se in questo gioco delle parti il presidente e la escort non siano sempre state dalla stessa visto che dello scandalo non rimane altro che un premier dalla rinnovata virilità e una squillo dalla ricambiata notorietà.

Si può arrivare a questa conclusione e rendersi conto che può essere stata studiata a tavolino se inquadriamo questi due scandali come lo sfruttamento del principio del contrasto di cui ho parlato in questo post sulla comunicazione persuasiva.

Questo principio interviene nella percezione umana e interviene al di là della nostra volontà e influisce sulla differenza che avvertiamo fra due cose relativamente diverse presentate in successione.

Ora per il tipo di cultura e costume che c'è nel nostro paese oggi c'è una certa differenza tra l'andare a mignotte e l'andare a trans anche se in entrambi i casi inaccetabile se si tratta di figure istituzionali.

La seconda situazione è considerata comunque leggermente più squallida.

Questa differenza è minima e trascurabile se i due eventi fossero stati resi pubblici lontani fra loro nel tempo ma il solo fatto che siano venuti fuori uno dopo l'altro la sta amplificando tanto da degradare ulteriormente una figura e nella stessa misura rivalutarne l'atra ovviamente quella del nostro presidente del consiglio.

Tanto per essere sintetici questa è l'immagine che meglio rappresenta il principio del contrasto.



Se tutto questo può considerarsi una campagna allora gli obbiettivi sono stati raggiunti in parte visto che stiamo qui a parlarne.

Il dissenso infatti c'e nel nostro paese forse molto più di quanto si possa immaginare tanto che una parte è sceso in piazza il 5 dicembre a Roma in una manifestazione di cui condivido lo spirito, i principi e l'ispirazione e trasporta nella realtà un movimento nato in internet.

Non mi piace però identificare il popolo che ha manifestato come il popolo della rete perché sarebbe come dare un limite a qualcosa che è infinito almeno quanto i nostri sogni le nostre idee, le nostre realtà e le nostre aspettative.

La scelta del no b day mi ha lasciato però un po' stupito visto che foneticamente è molto simile al no v day che ne da il significato opposto come anche il colore viola se inteso come ultraviolet protagonista del film fantascientifico del 2006 girato dal regista Kurt Wimmer potrebbe spingerci ad affidare ancora una volta la nostra speranza ad una figura retorica che l'ha già tradita e continuerà a farlo se è la stessa proposta negli ultimi anni dal sistema che ci si prefige di cambiare.

Osservazione dovuta visto la facilità con cui si potrebbe associare l'attrice protagonista alla solita icona bionda, la fiammetta, la luna, il mare, la reginetta verginella tanto per intenderci colei per la quale siamo tutti pazzi non importa come la si chiami ma è sempre in terza persona che fin troppo spesso media e corporation si rivolgono al pubblico nella produzione e trasmissione dei programmi facendo dell'Italia il paese di barbie e della madonna manager.

Cose da cambiare ci sono e sono fin troppe ma bisogna d'altra parte difendere quello che già abbiamo, i nostri diritti e specialmente quello di poter comunicare liberamente sulla rete senza pressioni censure e intimidazioni di nessun tipo solo così si può arrivare a prendere atto di quello che è giusto per tutti.

Che Berlusconi si faccia processare sarebbe quindi un buon inizio ma limitare il problema solo a questo sarebbe come rinuciare a capire il potere che ha portato alla sua ascesa e che potrebbe scegliersi un nuovo candidato su cui puntare.

Lo spirito che a mio parere è da non perdere è quello di non usare mai, pur riconoscendone il potenziale, le stesse armi del sistema perché si rischia di diventare ciò che si stava combattendo.