lunedì 31 gennaio 2011

L'alternativa

L'alternativa è questo il sale della vita, linfa della creatività, l'orizzonte della nostra esistenza a garanzia della libertà. Essere convinti di avere un'alternativa è anche indicativo di uno stato d'animo concetto astratto che cerchiamo di esprimere attraverso l'uso delle parole o più propriamente del linguaggio.
Di certo nessuno ancora può impedirci di avere questa consapevolezza ma potremmo essere scoraggiati nel manifestarla da chi cambia erroneamente il significato dell'avverbio che ne definisce le modalità.
Penso che le parole nascano per definire, esprimere e condividere cose e idee ma cambiandone più o meno volontariamente significato si rischia di innescare il procedimento inverso.
Cambiare il significato delle parole può cambiare l'idea che ad esse avevamo affidato e può stravolgere il significato originario che avevamo espresso.
"Piuttosto" questo l'avverbio in questione del quale avrei voluto parlare già da un po' visto l'uso mutilante che sempre più spesso ne viene fatto.
Per capire meglio quello a cui mi riferisco riporto qui di seguito uno scritto di Ornella Castellani Pollidori che trovate a questo
link nel sito dell'Accademia della Crusca.


Uso di piuttosto che con valore disgiuntivo

«La signora Miriam Ianieri, di Roma, nel sottolineare l'impiego sempre più diffuso (soprattutto nel linguaggio televisivo) di "piuttosto che" nel senso della disgiuntiva "o", manifesta il dubbio che il fenomeno sia "finora sfuggito [...] tanto ai lessicografi quanto ai grammatici agli storici della lingua"...

Il fenomeno segnalato dalla signora Miriam Ianieri, cioè l’impiego ormai dilagante dipiuttosto che nel senso di o, non è affatto sfuggito, naturalmente, all’attenzione degli storici della lingua (per parte mia, tanto per fare un esempio, ne avevo già discusso in un seminario del circolo linguistico della Facoltà di Lettere di Padova un paio di anni fa; e l’argomento è stato da me riproposto, in seguito, nell’àmbito dei lavori del Centro linguistico per l’italiano contemporaneo [CLIC]). Si tratta, come ha correttamente individuato la nostra lettrice, di una voga d’origine settentrionale, sbocciata in un linguaggio certo non popolare e probabilmente venato di snobismo (in tal senso è azzeccata l’allusione nel quesito a un uso invalso «tra le classi agiate del Settentrione»). Era fatale che tra i primi a intercettare golosamente l’infelice novità lessicale fossero i conduttori e i giornalisti televisivi, che insieme ai pubblicitari costituiscono le categorie che da qualche decennio - stante l’estrema pervasività e l’infinito potere di suggestione (non solo, si badi, sulle classi culturalmente più deboli) del "medium" per antonomasia - governano l’evolversi dell’italiano di consumo.

Non c’è giorno che dall’audio della televisione non ci arrivino attestazioni delpiuttosto che alla moda, spesso ammannito in serie a raffica: «... piuttosto che ... piuttosto che ... piuttosto che ...», oppure «... piuttosto che ... o ... o ... », e via con le altre combinazioni possibili. Dalla ribalta televisiva il nuovo modulo ha fatto presto a scendere sulle pagine dei giornali: ormai non c’è lettura di quotidiano o di rivista in cui non si abbia occasione d’incontrarlo. E purtroppo la discutibile voga ha cominciato a infiltrarsi anche in usi e scritture a priori insospettabili (d’altra parte, se ha prontamente contagiato gli studenti universitari, come pensare che i docenti, in particolare i meno anziani, ne restino indenni?).

Gli esempi raccolti nel parlato e nello scritto sono ormai innumerevoli e le schede dei sempre più scoraggiati raccoglitori (è il caso della sottoscritta) si ammucchiano inesorabilmente. Eppure non c’è bisogno di essere dei linguisti per rendersi conto dell’inammissibilità nell’uso dell’italiano d’un piuttosto che in sostituzione della disgiuntiva o. Intendiamoci: se quest’ennesima novità lessicale è da respingere fermamente non è soltanto perché essa è in contrasto con la tradizione grammaticale della nostra lingua e con la storia stessa del sintagma (a partire dalle premesse etimologiche); la ragione più seria sta nel fatto che un piuttosto cheabusivamente equiparato a o può creare ambiguità sostanziali nella comunicazione, può insomma compromettere la funzione fondamentale del linguaggio.

Mi limiterò qui a un paio d’esempi fra i tanti che potrei citare: dal settimanaleL’Espresso, del 25.5.2001, incipit dell’articolo a p. 35 intit. Il cretino locale (sulla fuga dei cervelli dal nostro Paese): «È stupefacente riscontrare quanti italiani trentenni e quarantenni popolino le grandi università americane, piuttosto che gli istituti di ricerca e le industrie ad avanzata tecnologia nella Silicon Valley»; naturalmente questo piuttosto che pretende di surrogare la semplice disgiuntiva, ma il lettore non edotto è portato a chiedersi come mai i giovani studiosi italiani sbarcati negli Stati Uniti snobbino per l’appunto i prestigiosi centri di ricerca della Silicon Valley. E ancora: «... di questo passo, saranno gli omosessuali piuttosto che i poveri piuttosto che i neri piuttosto che gli zingari ad essere perseguitati»: frase pronunciata dal noto (e benemerito) dott. Gino Strada nel corso del Tg3 del 22.1.2002; in questo caso, la prospettiva d’una persecuzione concentrata protervamente sulla prima categoria avrà reso perplesso più di un ascoltatore...

Immaginiamoci poi che cosa potrà accadere con l’insediarsi dell’anomalo piuttosto che anche nei vari linguaggi scientifici e settoriali in genere, per i quali congruenza e univocità di lessico sono indispensabili.

Per quanto mi riguarda, non sono in grado di localizzare con sicurezza nello spazio e nel tempo l’insorgere della voga in questione. Mi risulta soltanto, sulla base di una testimonianza sicura, che tra i giovani del ceto medio-alto torinese il piuttosto chenel senso di o si registrava già nei primi anni Ottanta. È un fatto che questa formula è generalmente ritenuta di provenienza settentrionale (il che già contribuisce, presso molti, a darle un’aura di prestigio): «Un vezzo di origine lombarda, ma ormai molto diffuso, è quello di usare la parola "piuttosto" [...] nel senso di "oppure"», osservava criticamente un paio d’anni fa, sulla rivista L’esperanto, anno 31, n° 3, 5 aprile 2000, il direttore Umberto Broccatelli (scrivendo però "piuttosto" in luogo di "piuttosto che"). Il lancio vero e proprio del nuovo malvezzo lessicale, avvenuto senza dubbio attraverso radiofonia e televisione (e inizialmente - è da presumere - ad opera di conduttori settentrionali), sembra potersi datare dalla metà degli anni Novanta. Resta da capire la meccanica del processo che ha portato un modulo dal senso perfettamente chiaro, e rimasto saldo per tanti secoli, come piuttosto che a virare - all’interno di un certo uso dapprima circoscritto e verosimilmente snobistico - fino al significato della comune disgiuntiva.

Per azzardare una ricostruzione di quel processo proviamo a partire da una frase del genere: «Andremo a Vienna in treno o in aereo». In questo caso le due alternative semplicemente si bilanciano. Se variamo la frase rafforzando il sempliceo con l’aggiunta dell’avverbio piuttosto: «Andremo a Vienna in treno o piuttosto in aereo», chi ci ascolta può cogliere una tendenziale inclinazione per la seconda delle due soluzioni, quella dell’aereo. Sostituiamo a questo punto o piuttosto con piuttosto che: «Andremo a Vienna in treno piuttosto che in aereo»; qui risalta abbastanza nettamente - sempre attraverso la comparazione tra due opzioni - una preferenza per la prima rispetto alla seconda. Dall’analisi delle varianti contestualizzate nelle tre frasi, mi sembra si delinei una possibile spiegazione delpiuttosto che semanticamente ‘deviato’ di cui ci stiamo occupando (e preoccupando): in sostanza, può essere il prodotto di una locale, progressiva banalizzazione portata fino alle estreme conseguenze, cioè fino al totale azzeramento della marca di preferenza che storicamente gli compete (e che nell’italiano corretto continuerà a competergli). Basterà avere un po’ di pazienza: anche la voga di quest’imbarazzante piuttosto che finirà prima o poi col tramontare, come accade fatalmente con la suppellettile di riuso. Segnalo intanto la significativa "variatio" che mi è capitato di cogliere al volo qualche giorno fa (precisamente, il 17 aprile 2002), nel corso di una trasmissione televisiva che si occupa di alimenti e di buona cucina: un’esperta di gastronomia, chiamata a giudicare tra piatti a base di pesce allestiti in gara da due cuochi, nel sottolineare quanto sia importante anche l’effetto estetico nella presentazione d’una vivanda ha fatto osservare come nei molluschi dalle valve variopinte utilizzati in una delle portate ci fosse «più colore rispetto a una triglia anziché a una sarda» (triglia e sarde essendo i pesci usati nella preparazione di altre due portate). In effetti, una volta appiattito semanticamente piuttosto che fino all’accezione del latino vel, non c’è ragione che non accada la stessa cosa ad anziché (e anche, di questo passo, a invece che,invece di) [...]».

Ornella Castellani Pollidori

ottobre 2002

Anche se l'uso del "piuttosto che" nel senso di "o" si registra già nei primi anni ottanta sembra aver avuto un forte impulso negli ultimi anni ma oltre a creare ambiguità suggerisce un'atteggiamento mentale in cui quello che ci sta intorno è tutto uguale e si sostituisce all'alternativa.

Quello di cambiare il senso alle parole però sembra essere una pratica frequente specialmente quando ad esempio in servizi "giornalistici" si intervistano i passanti chiedendogli se avendo una bella casa, una grande macchina e un bello stipendio sono soddisfatti del loro stile di vita. E' chiaro che qui viene erroneamente o volutamente cancellato il significato di "stile " e sostituito con quello di "tenore" usando ancora una volta come espediente il contesto.

Ma la mia necessità nello scrivere questo post è un'altra.

Tempo fa feci stampare su una maglietta la frase "Fa più comodo credere ad una fantastica bugia piuttosto che ammettere una terribile verità" e ancora oggi penso che questo stia succedendo.

Invece di ammettere una terribile verità spesso la gente preferisce credere ad una fantastica bugia.


giovedì 23 dicembre 2010

Un'amore di governo

Sicurezza sul lavoro la pretende chi si vuole bene.
No non ci siamo sbagliati lo spot recita proprio così.




Ma allora che significa.
Per alcuni questa pubblicità è ripugnante perché vuota di qualsiasi contenuto non offre nessun tipo di sensibilizzazione e nasconde la triste realtà delle morti sul lavoro.
Ma è un po' ingenuo pensare che queste comunicazioni vengano commissionate solo per spendere un po' di soldi.
Lo spot è un vero è proprio macabro eufemismo che tradotto potrebbe diventare una frase del tipo "se non vi volete bene potete schiattare sul lavoro" o anche "se sei single o divorziato non puoi pretendere la sicurezza sul lavoro". Il messaggio è implicito e nemmeno tanto assurdo se consideriamo una logica infantile del tipo vogliatevi bene o altrimenti niente sicurezza sul lavoro.
Ma da quando la definizione di amore e di affetto è discrezione del governo e soprattutto da quando è legata alla sicurezza sul lavoro diritto di tutti che viene in questo spot subordinato alla sfera personale e sentimentale degli individui.
Se c'è un gioco psicologico qui è sottile e suggerisce di non rompere troppo le scatole se volete sicurezza.
Vogliatevi bene appunto.
Ma l'amore quando viene imposto diventa frustrazione.
Non penso verranno mai a dirci il vero significato di questo spot è molto più facile promuovere l'idea che il senso non esista affatto.
In qualsiasi modo la si veda questa comunicazione istituzionale è comunque un'offesa a tutti i lavoratori e raccogliere firme come in
questo blog è già un passo avanti.
Il mio appello e che si smetta di offendere la dignità della gente che lavora onestamente.
Poi ci si chiede cos'è che non va' nel nostro paese.
Ecco questa è una di quelle.
Prenderci in giro con i nostri soldi.

mercoledì 22 dicembre 2010

Il Natale rubato

Si possono contare gli anni ormai di protesta contro la riforma Gelmini ma alle ragioni degli studenti i media filogovernativi spesso hanno dato pochissimo spazio amplificando e strumentalizzando al contrario il più piccolo pretesto per recuperare il consenso dell'opinione pubblica.

Ragionare in questi termini fa molto comodo a chi vuole evitare che si prenda coscienza delle numerose manovre che di fatto minano l'identità nazionale e pongono un macigno sullo sviluppo culturale del nostro paese.

La legge Gelmini si inserisce in un contesto che ha già visto numerosi enti statali, patrimonio inestimabile di tutti, svalutati, fatti a pezzi e svenduti al peggior offerente.

Se la gente riuscisse a capire che è in ballo c'è molto di più che una legge ma una dispotica concezione della società allora si unirebbe alla protesta.

La libertà non è solo una condizione fisica ma è soprattutto una condizione mentale che ha origine nelle nostre teste e se non saremo liberi di pensare non lo saremo da nessun'altra parte.

Sembra di essere di fronte a un golpe silenzioso dove però non si prende possesso del paese ma lo si trasferisce pezzo per pezzo in altre mani che finiranno con l'avere lo stesso potere, sottraendo quei beni e servizi senza i quali l'insieme di diritti e doveri "Lo Stato" diventa solo una parola vuota.

Il fatto che il destino di un ragazzo potrà in futuro dipendere, molto più di quanto avvenga adesso, esclusivamente dal tipo di scuola che potrà permettersi economicamente mi fa orrore.

Questo è il meccanismo più meschino che si possa usare per congelare le classi sociali.

La Costituzione garantisce il diritto all'istruzione affidare questo diritto al mercato è perverso.

La cultura non è un prodotto da vendere ma un percorso da stimolare ed a furia di applicare le logiche del profitto e della proprietà a tutto potremo ritrovarci sulle schede elettorali il mulino giallo, la tinder o la vike.

Con la fretta di chi viene sorpreso con le mani nella marmellata hanno rubato la serenità a questo Natale ed allora Presidente Napolitano ne restituisca un po' non firmi.


sabato 27 novembre 2010

No toxic gas No scie chimiche

Ottimo titolo ricavato da uno degli striscioni che sabato 20 novembre sono stati esposti in piazza dei Santi Apostoli a Roma per manifestare contro le scie chimiche.

Altre foto e video le trovate sul sito http://cieliliberi.blogspot.com/

Non si capisce come mai a volte si incontra una sorta di pudore e negazione a priori in certe persone quando viene toccato quest'argomento mentre nelle sue varie sfaccettature suggerisce che almeno una cosa è certa, qualcosa di disumano sta accadendo nei nostri celi e non solo.

Considero le scie chimiche e la geoigegneria come il discorso dei discorsi dei nostri tempi.

La Manipolazione parziale o totale di eventi atmosferici e geofisici usata illecitamente corrisponderebbe alla manipolazione occulta di eventi socioeconomici di uno o più paesi.

Si potrebbe scoraggiare una manifestazione o una protesta, limitare o distruggere questa o quella produzione agricola, sospendere partite di calcio, favorire e sfavorire l'uscita in piazza di questo o quel politico senza pensare ad azioni più devastanti e localizzate e al rischio per l'ambiente e la salute umana.

Da questo si può dedurre che la libertà e il benessere di un paese sarebbe subordinato a questa nuova tecnologia se solo se ne facesse o se ne è già fatto un uso strumentale ed occulto.

Ognuno di noi ha il diritto di pensarla come vuole ma ditemi sareste disposti a lasciare queste eventualità, anche se fossero remote, alla fiducia o al caso in piena epoca di collusione di interessi senza prima aver esaurito ogni dubbio?

No perchè di dubbi c'è ne sono fin troppi considerando anche la recente inchiesta per riciclaggio e corruzione che coinvolge ENAV e Finmeccanica.

Ecco il cappello della notizia dal sito ansa

ROMA - Appalti sospetti, affidati senza gara pubblica, e sovrafatturazioni per la creazione di fondi neri. L'Enav e' nella bufera dopo che i suoi vertici, l'ad Guido Pugliesi e il presidente Luigi Martini, sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Roma.

In realtà l'argomento era stato già ampiamente trattato nel programma Report andato in onda domenica 21 novembre.

Programma del quale ho criticato una puntata in altra occasione ma senza cadere in una successiva generalizzazione che non permette la comprensione di realtà spesso molto articolate e trasversali.

In un mondo dove o sei o zuppa o pan bagnato, dove spesso ci si schiera a priori, dove tutto va sempre dannatamente bene, dove la gente ha il sorriso sulle labbra e le lacrime agli occhi, dove spesso all'obiettività si sostituisce l'ipocrisia dello spirito di contraddizione, dove la menzogna è diventata lecita rischiamo di dimenticare quei diritti e quei valori difficili da difendere proprio perché liberano tutti.

Spero davvero sia giunta l'ora di aprire definitivamente questo vaso di Pandora.


sabato 30 ottobre 2010

Telecinco Vs Youtube

Internet è un nuovo grande strumento di comunicazione dalle potenzialità ancora tutte da scoprire ed è per questo che anche chi prova a dargli una definizione in fondo sa che non è mai del tutto vera.

Il nuovo millennio offre un'occasione ma soprattutto lancia una sfida che non possiamo rischiare di perdere.

Se proprio vogliamo dare un senso alla parola evoluzione allora bisogna prendere in considerazione con coraggio nuovi interessi, nuovi sogni e nuove realtà e non estendere ed imporre quelle attuali al globo intero.

Attualmente si rischia di navigare su google e trovare solo articoli in vendita, di subire pubblicità ad ogni spostamento del cursore video, di vedersi aprire finestre promozionali in un tempo sempre più breve sul nostro pc in definitiva si rischia che internet diventi un'appendice via cavo della tv digitale terrestre.

Di recente il tribunale federale di Madrid ha respinto le accuse di violazione di copyright contro Youtube ribaltando la sentenza del 2008 a favore di Telecinco di proprietà Mediaset. Ecco la notizia dal blog ufficiale di google Italia.


Questa è una vittoria che dà un po' di sollievo ma lo strumento content id utilizzato per raggiungerla lascia un po' di amaro in bocca perché riduce il tutto ad un dare avere trascurando l'importanza del diritto di critica, di informazione e di discussione

caratteristici di youtube.

venerdì 29 ottobre 2010

Volere e potere

Ben altre realtà dovrebbero chiudere i battenti prima che lo faccia anche questo blog.

Pausa obbligata in questo periodo ma in effetti come si fa a parlare d'altro quando si intuisce che in ballo c'è un'argomento che probabilmente sopprimerà gran parte di tutti gli altri.

Il ddl intercettazioni anche se talvolta accantonato viene lasciato sempre là nel cassetto pronto per essere tirato fuori alla prima occasione ma nel frattempo molte cose succedono che meritano altrettanta considerazione.

Grande exploit di televisione e giornali in quest'autunno ma alcuni hanno dato il meglio di se già durante tutta l'estate tanto da dar vita ad un neologismo dal gusto un po' retrò.

Il manganello mediatico nei confronti del presidente della camera Gianfranco Fini offrendo uno spettacolo a dir poco avvilente mette in evidenza come se c'e ne fosse ancora bisogno pratiche che dovremmo iniziare a rifiutare in ogni caso.

Ribadisco che qui non si critica o promuove il singolo ma si condannano i metodi.

Ma si ha la sensazione di girare in tondo, proprio quando si è sul punto di cambiare pagina quando sembra che ci si è accorti di un problema morale nel nostro paese la nostra intuizione viene smentita dai fatti.

In effetti dopo tutto il clamore di questi mesi non ci si aspettava certamente l'appoggio del senatore finiamo Maurizio Saia ad un emendamento nel lodo Alfano votato martedì scorso in commissione affari costituzionali.

L'emendamento approvato stabilisce che "i processi nei confronti del presidente della repubblica o del consiglio, anche relativi ai fatti antecedenti all'assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare"

Insomma si può tranquillamente dire che il significato è chiaro e non lascia spazio a diverse interpretazioni.

Significato rafforzato in questi giorni dalla bocciatura della stessa commissione di una modifica effettuata dall'opposizione sullo stesso documento che stabiliva la non reiterabilità della sospensione dei processi per il capo dello Stato e presidente del Consiglio.

Per il momento restiamo in attesa di sapere come si evolveranno i fatti come restiamo in attesa di sapere dove è finito il bazooka fatto ritrovare davanti alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria il 5 ottobre scorso.

I dubbi sono stati sollevati da alcuni cronisti del tg la7 di Mentana il 7ottobre nell'edizione delle 20:00.

Difficile trovare il video sugli archivi perché trascorso qualche giorno viene inghiottito da una suddivisione burocratica incomprensibile.

Fortunatamente su youtube qualcuno è riuscito a riproporlo e sembra essere l'unico video disponibile che trovate qui.

Volevo aggiungere che la matricola dell'arma non sembrerebbe abrasa ma coperta da un pezzo di nastro isolante usato generalmente per indicare i circuiti di terra.

La risposta della questura sembra non si sia fatta attendere ed arriva a conclusione del notiziario chiarendo come documentano alcuni siti che il bazooka mostrato ai giornalisti non era quello trovato dopo la telefonata di minaccia al procuratore Pignatone.

La decisione di mostrare un bazooka uguale a quello originale è stata motivata dal fatto che quello trovato davanti alla sede della procura antimafia era in quel momento sottoposto ai rilievi della polizia scientifica.

Ma in realtà arriva più di quanto ci si potesse aspettare.

Proprio di qualche giorno fà infatti la notizia dell'arresto del boss Antonio Cortese affiliato alla cosca Lo Giudice indicato dal boss pentito della 'ndrangheta Nino Lo Giudice come esecutore materiale delle intimidazioni ai danni dei magistrati reggini. Ecco la notizia dal sito ansa.

Alla luce degli eventi resta comunque l'interrogativo iniziale, dove è finito il bazooka di Reggio Calabria?

Non sarà mica quello utilizzato contro la fionda del mio blog?

Voce di popolo voce di dio si diceva una volta ma oggi perfino i vecchi detti vengono dimenticati e rovesciati da un potere che logora il volere.

In Italia c'è chi non si fa giudicare e c'è chi invece spara sentenze prima ancora che sia iniziato il processo. Voglio dire che se cerco di scoprire l'autore di un delitto mi baso sui fatti e prendo in considerazione varie ipotesi senza pregiudizi. Prendere la propria opinione e cercare di adattarla ai fatti è un'altra cosa.

Ma si è avuto la sensazione che questo abbiano fatto in molte occasioni i paladini delle indiscrezioni riguardo alla morte di Sara Scazzi.

Ma andiamo per ordine, due risvolti importanti della vicenda accaduti nel bel mezzo di due programmi televisivi uno sulla Rai e uno su Mediaset, uno per uno come buoni vicini.

Nella puntata del 6 ottobre del programma "chi l'ha visto" la comunicazione in diretta del probabile ritrovamento del corpo di Sara viene tenuta in ballo per più di 20 minuti prima di interrompere la diretta con la madre della ragazzina che caso ha voluto si trovasse proprio nella casa dell'indagato.

Ma per l'arresto della cugina Sabrina la dea della fortuna si è proprio levata le bende dagli occhi perché la notizia qui giunge il 15 ottobre verso la fine del programma "Quarto Grado" e l'inizio del programma "Matrix".

Ma allora mi viene da pensare che si godono di più che ottime fonti quando si vuole tanto da spostare al venerdì la trasmissione condotta da Salvo Sottile.

Approfitto della citazione del programma per un'osservazione che volevo fare da tempo sul logo di "Quarto Grado"

Sicuramente avrà una sua motivazione che io comunque non riesco a cogliere ma siccome insieme alla coreografia in studio ricorda un po' le Torri Gemelle volevo ricordare che sono crollate su se stesse come in questo video e non certo inclinandosi prima su un fianco come potrebbe suggerire l'effige del programma se la poniamo in questo contesto.

E proprio ripensando al contesto e a quanto insieme all' esperienza e conoscenza personale possa influire sul significato di una comunicazione mi è venuto in mente questo post che scrissi un po' di tempo fa "Una bionda per la vita".

Notate come il titolo riletto con la conoscenza dei recenti fatti di cronaca assume un significato diverso da quello che gli avevo dato originariamente.

All'epoca avevo messo l'accento sull'ipocrisia di un sistema dettato troppo spesso da politica, ideologia e pratiche commerciali e promozionali.

Ma non solo.

Il titolo era un vero e proprio doppio senso che ho cercato di chiarire con questo post pubblicato ad agosto "ogni riferimento a cose o persone è puramente voluta"

Se ancora non fosse chiaro il senso lo chiarisco in modo molto semplice, si era preferito sponsorizzare un'icona (che la gente a casa potrebbe metaforicamente ricondurre ad una persona reale e vivente) invece di discutere una questione etica del nostro paese.

Nel caso di Eluana Englaro non si fece una pausa per mostrarle rispetto.

Nel caso di Sara Scazzi anche se tremendamente diverso sono comparsi addirittura i piantoni di villa Misseri e se ne è parlato a più riprese nelle seguenti trasmissioni:

Chi l'ha visto

Quarto grado

Matrix

Porta a Porta

Mattino cinque

Pomeriggio cinque

Pomeriggio sul 2

Domenica in

Domenica cinque

senza contare i vari tg e approfondimenti che normalmente ne davano la notizia.

Ma tutto questo, anche se all'apparenza può sembrare sinonimo di una ritrovata moralità, per la sua entità assume ben presto i contorni di un' ostentazione strumentale e di cattivo gusto dalle motivazioni ancora tutte da discutere.

Allo stato attuale delle sette sono state rese pubbliche in parte solo un paio di confessioni del Misseri che non chiariscono il movente non convincono in alcuni punti e non spiegano come abbia fatto a fare tutto da solo.

Ecco una raccolta di foto che sembrano essere autentiche del luogo in cui è stato ritrovato il cadavere.

E se proprio la figlia Sabrina ha un forte ascendente su di lui tanto da averlo indotto a compiere il fatto nulla vieta che lo stesso meccanismo si sia potuto innescare con qualcuno al di fuori del nucleo familiare.

Voglio dire le ipotesi potrebbero essere ancora tante soprattutto quando mancano le analisi dei reperti, l'arma del delitto e una dinamica certa sugli eventi.

Ma spesso chi ne ha parlato in tv lo ha fatto come se già avesse la verità in tasca tanto da storcere il naso quando un familiare si azzardava a riconoscere che fino a quel momento del Misseri ad esempio non nutriva sospetti o che non lo riteneva capace di compiere una cosa del genere.

E' successo in primis con Sabrina, che anche se condannando il padre per quello che aveva fatto non si spiegava conoscendolo come fosse arrivato a tanto e poi in seconda battuta con chi la difendeva una volta arrestata.

Le accuse di omertà arrivavano ancor prima che i soggetti avessero finito di parlare.

Questo non aiuta a comprendere come un padre o una figlia o tutti e due abbiano potuto commettere un delitto così efferato e aumentano il proliferare di motivazioni che non rendono onore alla verità.

Il Misseri avrebbe compiuto il delitto perché uomo solo che lavorava nei campi dalla mattina alla sera estraniandosi dalla vita sociale, questo il parere di qualche esperto che invece di una motivazione sembra portare un'attacco alla categoria dei contadini.

Accusa di necrofilia mai supportata da uno straccio di documento insinuava qualche servizio.

Insomma più che di giornalismo abbiamo assistito al festival delle opinioni.

Ma psicologi così attenti che talvolta si sono succeduti in tv ci potrebbero spiegare la natura perversa di questo pellegrinaggio che spinge adulti con bambini a seguito sul luogo del delitto. Che razza d'istruzione potrebbe avere un bambino da una gita del genere.

Ci si è resi conto che lì è morta una ragazzina?

Ma quando gli interrogativi crescono come in questi giorni ad una morbosità iniziale si prova a sostituire un'archiviazione prematura dimenticando che il processo deve ancora iniziare ed è proprio adesso che si dovrebbe porre più attenzione per capire cosa è successo realmente alla povera Sara.

sabato 29 maggio 2010

Gli intercettati

Da lunedì sarà discusso in aula del Senato il ddl sulle intercettazioni che per l'assurdità di alcuni suoi punti e per lo sgomento che lascia mai ci saremmo augurati che arrivasse fino a questo punto.

Al di là del mare di parole è evidente che quando si decretano sanzioni pesanti per chi ha il dovere di informare e si limitano gli strumenti di chi ha il dovere di agire l'intento di difendere la privacy perde davvero ogni credibilità.

Sono tanti infatti i punti che lasciano perplessi dalla durata massima di 75 giorni per l'intercettazione, alla sua autorizzazione concessa non più dal gip ma da un tribunale di tre giudici ai quali il magistrato dovrà fornire gravi indizi di colpevolezza.

Vale a dire che lo scopo deve essere fornito prima dello strumento per raggiungerlo.

Vengono introdotte e inasprite le sanzioni che prevedono il carcere fino a due mesi o un'ammenda dai quattro ai ventimila euro per chiunque pubblichi anche per riassunto atti processuali prima della conclusione delle indagini preliminari che possono durare anche alcuni anni. Stessa regola vale anche per atti non coperti da segreto d'inchiesta ma non più divulgabili.

Sanzioni pesanti anche per gli editori che rischiano fino a 464.000 euro per lo stesso motivo.

Anche se questo ddl si propone come freno ad un eventuale pericolo di degenerazione dell'informazione e tutela della privacy continuando a leggere tra le righe si scopre che non solo prende a pretesto pericoli, poco fondati in alcuni casi e già ampiamente consolidati da anni in altri, ma non si limita nemmeno a rimanere in quell'ambito visto che riguarda anche chiunque "fraudolentemente effettui riprese o registrazioni di comunicazioni e conversazioni a lui dirette " che "è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni"

Questo punto lascia davvero una grossa interpretazione perché punisce a priori il solo atto senza considerarne le motivazioni e il contesto.

Il termine fraudolento ne attribuisce sempre e comunque una valenza negativa anche quando ad esempio potrebbe capitare di registrare di nascosto qualcuno che ci minaccia.

Il caso D'Addario per la debolezza delle accuse fatte, dopo un' iniziale fase di indignazione, è diventato per molti un'atto eccessivo che ha fornito il pretesto per introdurre questa nuova aberrante norma.

Ma quando si pensa di aver toccato il fondo si scopre che c'è sempre chi continua a scavare.

Questo ddl sulle intercettazioni infatti definisce anche una sorta di immunità quando viene specificato che se si intercetta anche indirettamente un onorevole sarà comunque obbligatoria l'autorizzazione della Giunta di Camera o Senato.

Inutile citare fonti anche perchè le cose sono in continuo aggiornamento e nelle ultime settimane sono state fatte alcune modifiche che cambiano di poco il senso di tutta la legge.

I gravi indizi di colpevolezza sono infatti diventati gravi indizi di reato e vengono ammesse le riprese e le registrazioni "fraudolente" se effettuate ai fini di cronaca dai giornalisti professionisti iscritti nell'albo professionale.

Magra consolazione se si pensa che un cittadino qualunque non potrà registrare ad esempio le conversazioni del suo estorsore.

Inoltre cosa ben più grave è una delle modifiche degli ultimi giorni che prevede l'esclusione dall'obbligo di arresto in fragranza per i reati di pedofilia nei casi di minore gravità.

Ma si potrebbero fare mille esempi di come questa legge definisca una forte discrezionalità delle intercettazioni e quindi delle indagini.

Basti pensare che non si potrà fare uso delle intercettazioni per reati di pena inferiore a cinque anni.

Proprio nel momento in cui il mondo dell'informazione e della comunicazione è in gran fermento, quando sempre più spesso c'è chi prova a smarcarsi da retoriche e linee edittatoriali arrivano manovre che chiudono a priori il minimo spunto di discussione.

Controllare cosa intercettare e cosa pubblicare vuol dire controllo sulla giustizia e sull'informazione ma spesso ci si sente dire che tutto sommato questa legge non cambierà nulla.

Ma allora perché e per chi è stata fatta?



martedì 27 aprile 2010

Nuovo sito

Nasce un nuovo sito sulle scie chimiche mentre gran parte dei media glissa e tace sull'argomento.

Ennesima dimostrazione che spesso quello su cui la gente vorrebbe discutere non corrisponde a quello che viene trattato seriamente dall'informazione in generale.



Questo post è un invito, per chi ancora non l'avesse fatto, a guardare il cielo, spalancare gli occhi e ad informarsi sull'argomento.

venerdì 16 aprile 2010

Emergency

Il 10 aprile sono stati prelevati dai servizi segreti afgani tre operatori di Emergency, un medico, un infermiere e un tecnico della logistica insieme a sei afgani che lavoravano nell'ospedale di Emergency a Lashkar Gah nel sud dell'Afganistan.

Ad oggi, tutto il personale internazionale ha lasciato la struttura ospedaliera per motivi di sicurezza e non sono stati ancora rilasciati i tre italiani arrestati sabato e accusati di partecipare ad un complotto per uccidere il governatore di Helmand, Gulab Mangal.

Ancora una volta si cerca di boicottare, costruendogli forzatamente addosso la figura del terrorismo, chi ne è stato sempre completamente estraneo.

Gli ospedali di Emergency sono uno scomodo testimone che raccontano l'assurdità e la crudeltà della guerra e del terrorismo ed è per questo che anche questo blog aderisce all'appello che trovate a questi link.

http://www.emergency.it/

http://www.petizionionline.it/petizione/per-la-liberazione-dei-medici-di-emergency-in-afghanistan/1046

Emergency è li a difesa di un diritto e di un principio che rischia di essere cancellato se si da ascolto a chi promuove la guerra come soluzione unica.

E' triste pensare che al mondo possano esistere persone che non riescano ad immaginare la pace senza passare necessariamente all'uso delle armi e manderei questa gente in prima linea al posto dei nostri militari all'estero visto che la storia ci insegna che chi dichiara guerra spesso non la fa.

Nessuno al mondo può avere le referenze per affermare che l'unica pace possibile è quella armata.


venerdì 9 aprile 2010

Un pessimo paragone

L'ultima parola a volte è quella fuori luogo e nell'omonimo programma andato in onda il 2/4/2010 Rai 2 vengono sacrificati principi e valori in nome di una pseudobbiettività altamente influenzata dall'ideologia leghista.

Non può essere altrimenti quando la premessa di tutto il programma è un'Italia dai colori nazionali stravolti e riutilizzati per mettere in risalto un nord verde che sovrasta il centro e il sud.

Quando si incontra il favore della gente il rischio di scivolare in una visione deviata dall'egocentrismo diventa molto alto.

Quello che a me però interessa mettere in risalto è la continua contrapposizione che viene mantenuta tra nord e sud e non solo certo in quest'occasione perché anche se un partito non compare ufficialmente in tv fa ugualmente propaganda quando un presentatore, abusando del suo ruolo, orienta gli argomenti secondo un solo punto di vista politico.

Viene purtroppo ormai rilanciata da anni l'idea di un sud sfaticato e complice della mafia che mortifica puntualmente chi lavora e la combatte o l'ha combattuta in passato dando l'impressione che il riscatto dovesse arrivare solo ed esclusivamente dalla gente sul territorio senza l'aiuto dello Stato come se quella stessa gente fosse l'unica responsabile della condizione in cui è.

Collusione, compromessi e ricatti scompaiono di colpo.

Questa visione semplicistica non serve a nessuno se non a promuovere l'idea di un nord ineccepibile e produttivo che copre e scoraggia allo stesso tempo l'approfondimento di eventuali problematiche sociali e illegalità che sicuramente ci sono anche in quelle regioni.

Se colpiscono gli episodi di malasanità al sud dovuti alle truffe, alla corruzione ed all'incompetenza altrettanto gravi sono quelli accaduti al nord come ad esempio nella "clinica degli orrori " Santa Rita dovuti ad un'atteggiamento decisamente criminale.

All'epoca della sua pubblicazione il libro Gomorra di Roberto Saviano ebbe un grande successo perché in quel contesto per la prima volta qualcuno aveva avuto il coraggio di rompere quella ipocrisia mista a paura e omertà esponendo esplicitamente una realtà innegabile ma della quale fino a quel momento si era poco discusso.

Estendere quella realtà anche a chi si sforza tutti i giorni di non farne parte è sleale.

Nel bel mezzo della puntata viene data la parola ai lavoratori della Fiat di Termini Merese ma l'invito mostra tutti gli aspetti di un'agguato visto che arriva dopo una carrellata di piccoli imprenditori del nord che soffrono disperatamente la crisi.





Un pessimo paragone.

Questo accostamento fa sembrare la protesta di Termini Merese eccessiva e superflua e di riflesso rende più accettabile il rischio di fallimento dei piccoli imprenditori prendendo sostanzialmente in giro sia gli uni che gli altri cosa che un pezzo satirico non potrebbe mai fare.

Dico questo perché per anni entrambi hanno pagato le tasse e il risultato è il rischio di essere abbandonati a se stessi a differenza di chi le ha sempre evase.

Non fa parte forse la lega di quella maggioranza di governo che ha approvato lo scudo fiscale che sana capitali anonimi tassandoli al solo 5%.

Una vera e propria apologia del riciclaggio, un istigazione all'evasione fiscale, ma non mi risulta che qualcuno della lega si sia mai indignato per questo.

Inoltre come si può paragonare artigiani e piccoli imprenditori ad una multinazionale come la Fiat che dopo aver beneficiato come tutte le aziende automobilistiche del contributo per la rottamazione chiude fabbriche giustificandosi con incomprensibili strategie di mercato.


Cos'è questo direte voi?

In merito è stata fatta un'interrogazione parlamentare dalla risposta poco esaustiva e non convincente nello giustificare gli intenti e le modalità.

Una portaerei varata in piena crisi impegnata per giorni a scattare foto mentre vengono montati metaldetector negli aeroporti è quantomeno inconsueto.

Inoltre essere certi che in quei giorni non vi sarebbero stati attentati è come essere certi dei giorni in cui ci saranno.

Non si può considerare il costo della forza lavoro a livello locale rispetto ad una grande azienda che ha mercato in tutto il mondo perché in quel caso e senza un minimo di etica si rischia davvero di promuovere l'idea che la manodopera più conveniente possa essere intravista nei bambini che cuciono palloni.

Il ministro Zaia ha preso una posizione riguardo agli ogm che ci auguriamo non sia stata solo propaganda perché le ideologie e i partiti non contano quando viene messo in discussione lo stato di diritto.

Dall'Europa ogni tanto arrivano decisioni strampalate e quella che da il via libera alla coltivazione degli ogm è arrivata in piena campagna elettorale.

Il rischio è che il disappunto apolitico per questa decisione si sia convogliato in un solo partito politico che fa parte di una coalizione che vorrebbe al contrario promuovere gli ogm.

La recente vittoria di Zaia in Veneto inoltre alimenta la giusta polemica sul doppio incarico che potrebbe portare eventualmente alle dimissioni del neoeletto Presidente della Regione da Ministro e da tutti i propositi e le promesse annunciate con quella carica.

Anche se non è ben chiara l'origine si avverte una certa destrezza che penalizza chi è contro gli ogm e contro l'accentramento di potere costringedoli a scegliere o l'uno o l'altro.